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	<title>Pamela Ferrara Blog &#187; bambini</title>
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		<title>Pubblicità francese fa piangere i bambini</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 08:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[banca]]></category>
		<category><![CDATA[Credit Mutuel]]></category>
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		<description><![CDATA[In Francia lo spot televisivo della Credit Mutuel ha fatto piangere i bambini e, per questa ragione, pare che la banca stia perdendo i clienti. La causa di tutto è stata la frase &#8220;Babbo Natale non esiste&#8221;, pronunciata da un padre e rivolta ad un figlio adulto: purtroppo in quel momento, prima del cartone animato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3359" title="pubblicita-banca" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2010/11/pubblicita-banca.jpg" alt="pubblicita-banca" width="200" height="154" /><strong>In Francia lo spot televisivo della <em>Credit Mutuel</em> ha fatto piangere i bambini</strong> e, per questa ragione, pare che la banca stia perdendo i clienti.</p>
<p><strong>La causa di tutto è stata la frase &#8220;Babbo Natale non esiste&#8221;,</strong> pronunciata da un padre e rivolta ad un figlio adulto: purtroppo in quel momento, prima del cartone animato <em>Ratatouille</em>, la rete televisiva <em>TF1</em> era seguita da un pubblico di bambini piccoli.</p>
<p><strong>Immediata la protesta dei genitori francesi</strong> che, dopo aver consolato i figli, hanno scritto lettere indignate a giornali e tv e hanno chiuso i loro conti correnti, mentre i responsabili della gaffe hanno dovuto ammettere di aver collocato male le pubblicità.</p>
<p>Chissà se dopo le migliaia di lettere di protesta ricevute la banca ha finalmente capito dove sarebbe meglio “collocare” quello spot… su per il caveau.</p>
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		<title>Aggeggi misteriosi</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 22:02:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lol]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[braccioli]]></category>
		<category><![CDATA[kevin]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri al mare una famigliola con 2 bambini si è piazzata vicino a me: i pargoli si chiamavano Calogero e Kevin. Già uno si chiede come possono dei genitori chiamare un bambino Calogero e l’altro Kevin. I miei vicini di casa hanno chiamato i figli Axl e Dylan, dimostrando quantomeno una certa coerenza, ma Calogero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2025" title="bimbo-mare" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/08/bimbo-mare.jpg" alt="bimbo-mare" width="150" height="113" /></p>
<p>Ieri al mare una famigliola con 2 bambini si è piazzata vicino a me: i pargoli si chiamavano Calogero e Kevin.<br />
Già uno si chiede come possono dei genitori chiamare un bambino Calogero e l’altro Kevin.<span id="more-2024"></span><br />
I miei vicini di casa hanno chiamato i figli Axl e Dylan, dimostrando quantomeno una certa coerenza, ma Calogero e Kevin è una scelta che ti fionda con un calcio in culo dal preistorico al postmoderno.</p>
<p>Comunque.<br />
Il piccolo Kevin (circa 2 anni) si dirige verso il mare e i genitori cominciano a urlargli di tornare indietro pronunciando frasi sconnesse tipo: “Kevin vieni a metterti i cosi” e “Kevin dai vieni qui che per fare il bagno ti servono questi affari”.<br />
Il povero Kevin probabilmente arriverà a 50 anni senza sapere che i misteriosi oggetti che si infilava da piccolo prima di fare il bagno si chiamano molto semplicemente “braccioli”.<br />
Prima di sera mi è pure venuto il dubbio che in realtà Kevin si chiamasse “Chevin”.</p>
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		<title>Per colpa di Facebook facciamo troppi errori</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 09:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[errori]]></category>
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		<category><![CDATA[infantili]]></category>
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		<description><![CDATA[Facebook e i suoi fratellini, da Twitter a Badoo ma non solo, anche i giochi su computer e il Web in generale… tutto ciò che è online contribuisce a modificare il modo in cui il nostro cervello lavora, finendo per fargli subire una regressione che viene etichettata come vero e proprio processo all&#8217;insegna dell&#8217;infantilismo. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1419" title="baby1" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/05/baby1.jpg" alt="baby1" width="150" height="109" /></p>
<p>Facebook e i suoi fratellini, da <em>Twitter</em> a <em>Badoo</em> ma non solo, anche i giochi su computer e il Web in generale… tutto ciò che è online contribuisce a modificare il modo in cui il nostro cervello lavora, finendo per fargli subire una regressione che viene etichettata come vero e proprio processo all&#8217;insegna dell&#8217;infantilismo.<span id="more-1418"></span></p>
<p>A lanciare l&#8217;allarme è Susan Greenfield del <em>Royal Institution</em>, sulle pagine del <em><a href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-1153583/Social-websites-harm-childrens-brains-Chilling-warning-parents-neuroscientist.html" target="_blank">Daily Mail</a></em>: incollati a <em>Facebook</em>, <em>Flickr</em> o altri siti che possono sfociare nella dipendenza, &#8220;diventa difficile capire quando si sbaglia. Se un bimbo che cade da un albero comprende l&#8217;errore e impara rapidamente a non commetterlo più in futuro, chi sbaglia al pc continua imperterrito, collezionando sviste&#8221;.</p>
<p>La neuropsicologa però dimentica un dettaglio importante, e cioè che in linea di massima queste persone non si dovrebbero chiamare “Internet dipendenti”.<br />
Si dovrebbero chiamare “sceme”.</p>
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		<title>Bambini: i rischi della rete</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 23:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bullismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Si sente sempre più spesso parlare di bullismo e degli effetti dannosi che l’utilizzo della Rete può avere su bambini e ragazzi. La Rete è sempre più diffusa tra i minori italiani: l’86% dei ragazzi italiani naviga su Internet e molti di loro utilizzano servizi Web 2.0 tutti i giorni, soprattutto Istant messaging, siti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/03/baby-web.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1120" title="baby-web" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/03/baby-web.jpg" alt="" width="150" height="110" /></a></p>
<p>Si sente sempre più spesso parlare di bullismo e degli effetti dannosi che l’utilizzo della Rete può avere su bambini e ragazzi.</p>
<p>La Rete è sempre più diffusa tra i minori italiani: l’86% dei ragazzi italiani naviga su Internet e molti di loro utilizzano servizi Web 2.0 tutti i giorni, soprattutto Istant messaging, siti di video sharing e social network.<br />
Il risultato è che ogni giorno veniamo invasi da notizie di bullismo via Internet, di video di pestaggi caricati su <em>YouTube</em>, di blog sui quali vengono umiliati i compagni di classe.<span id="more-1119"></span></p>
<p>In realtà bullismo e vandalismo sono sempre esistiti nelle scuole, molto prima del Web, e sembra quasi che il delitto non sia tanto l’atto in sé quanto piuttosto il fatto che lo si possa vedere su Internet.</p>
<p>Il punto è che oggi il Web è diventato il media per eccellenza: una volta c’erano diari e giornali, oggi ci sono blog e giornali online, solo che quando ero bambina io e c’era una rissa a scuola nessuno dava la colpa ai cartoni animati dell’Uomo Tigre mentre oggi è sempre verso la Rete che si punta il dito.</p>
<p>Ma i genitori dove sono?<br />
Quando ero piccola Mediaset ha introdotto i “bollini” nelle trasmissioni televisive, e per me non c’era verso di guardare un film col bollino rosso se non in presenza di un adulto. Oggi i bambini vengono lasciati liberi di navigare qualunque sito e poi ci si stupisce di ciò che può capitare loro.</p>
<p>Il leitmotiv di questi giorni è la storia del <a href="http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/reggio_emilia/2009/03/06/156104-scopre_quando_morira.shtml" target="_blank">ragazzino</a> che è rimasto traumatizzato da un sito Internet che gli ha rivelato la data della sua morte (ne avevo parlato <a href="http://www.pamelaferrara.com/web-macabro-ironico-0810.html" target="_blank">qui</a>). A parte che il ragazzino non dev’essere un genio perché a 12 anni non è poi così piccolo da bersi una storia come questa, ma i genitori dov’erano?</p>
<p>Adesso il ragazzino va dallo psichiatra ma è molto probabile che ne avesse già bisogno prima.</p>
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