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	<title>Pamela Ferrara Blog &#187; Blog</title>
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		<title>DDL intercettazioni e stupidità</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 07:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il DDL intercettazioni continua a sollevare polemiche e contiene anche una disposizione (comma 29 dell’art.1) che minaccia la libertà della blogosfera prevedendo un obbligo di rettifica per ogni richiesta ricevuta, entro 48 ore, pena una sanzione fino a 12mila euro. Un duro colpo all’informazione che vincola quella libertà attraverso la quale, fino ad ora, chiunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2957" title="intercettazioni" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2010/06/intercettazioni.jpg" alt="intercettazioni" width="150" height="119" />Il <strong>DDL intercettazioni</strong> continua a sollevare polemiche e contiene anche una disposizione (comma 29 dell’art.1) che <strong>minaccia la libertà della blogosfera prevedendo un obbligo di rettifica per ogni richiesta ricevuta, entro 48 ore,</strong> pena una sanzione fino a 12mila euro.</p>
<p>Un duro colpo all’informazione che vincola quella libertà attraverso la quale, fino ad ora, chiunque poteva aprire un blog con l’unico dovere di rispondere personalmente di eventuali violazioni: <strong>d’ora in poi il rischio è che passi la voglia di trattare argomenti che urtino la sensibilità di qualcuno che potrebbe successivamente chiedere (magari a torto) una rettifica.</strong></p>
<p>Il problema è che <strong>la politica italiana</strong> non è mai andata d’accordo col Web o meglio, non l’ha mai capito e <strong>non ha mai compreso le dinamiche che riguardano la circolazione delle informazioni,</strong> altrimenti nessuno si sognerebbe di proporre una legge così stupida.</p>
<p>Eh sì perché per aggirarla <strong>sarà sufficiente che le intercettazioni vengano pubblicate su siti esteri</strong> e che giornalisti o bloggers italiani diano notizia dell’avvenuta pubblicazione inserendo un link: linkare un contenuto infatti non significa pubblicarlo, ed è assolutamente lecito.</p>
<p>Tutto questo mentre giornali online e blog italiani parleranno di punto croce, <a title="dieta su misura" href="http://dietaclub.quotidiano.net" target="_blank">dieta </a>delle banane e di come preparare una sfiziosissima salsa di capperi . Un vero tripudio per <em>Tgcom</em>.</p>
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		<title>Haiti</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 12:37:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Rete dei social network ha vinto ancora una volta la sfida del black out informativo, imposto dai regimi autoritari o, come ad Haiti, causato da una catastrofe naturale: a poche ore dalla tragedia che ha colpito l&#8217;isola, migliaia di persone hanno potuto organizzare i primi soccorsi, lanciare appelli per trovare i propri cari, avviare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2464" title="terremoto-haiti" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2010/01/terremoto-haiti.jpg" alt="terremoto-haiti" width="150" height="113" /></p>
<p><strong>La Rete dei social network ha vinto ancora una volta la sfida del black out informativo</strong>, imposto dai regimi autoritari o, come ad <strong>Haiti,</strong> causato da una catastrofe naturale: a poche ore dalla tragedia che ha colpito l&#8217;isola, migliaia di persone hanno potuto organizzare i primi soccorsi, lanciare appelli per trovare i propri cari, avviare gare di solidarietà per gli aiuti grazie a strumenti come <em>Twitter, Facebook e Skype</em>. <span id="more-2463"></span>I social network hanno consentito al giornalista dj Carel Pedre o all&#8217;operatrice umanitaria italiana Fiammetta Cappellini di raccontare la tragedia di Port-au-Prince al mondo.<br />
Il musicista Richard Morse ha twittato le immagini agghiaccianti della gente nel panico, che si faceva strada tra detriti e cadaveri.<br />
<strong>Strumenti tecnologici che hanno oramai superato tutte le barriere, anche quelle istituzionali:</strong> è grazie a <em>Skype</em> che l&#8217;Ambasciata di Haiti in Italia riesce a mantenersi in contatto con l&#8217;isola.<br />
In poche ore il Web ha iniziato a sfornare pagine e blog per segnalare &#8220;Io sono vivo&#8221; ai propri cari, vicini e lontani.<br />
Insomma, ancora una volta, Internet ha garantito un flusso di informazioni altrimenti indisponibile, con le linee telefoniche interrotte e i televisori distrutti (<em><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/01/13/visualizza_new.html_1673085898.html" target="_blank">Ansa</a></em>).</p>
<p><strong>Ci sono tragedie contro le quali l’uomo non può fare nulla</strong>, se non documentarle e farsi in quattro per aiutare le persone disperate quando sono già successe.</p>
<p>E ci sono uomini piccoli e stupidi che per il loro tornaconto personale, per paura e ignoranza fanno di tutto per imbavagliare, censurare, far tacere quello che ormai è diventato <strong>strumento essenziale di una società civile.</strong></p>
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		<title>Mutande da record</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 22:05:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo blog è online da più di un anno, e devo ammettere che mi ha già dato diverse soddisfazioni. Ogni tanto mi capita anche di scrivere post interessanti, o quantomeno mi impegno in tal senso. Eppure il record di visite degli ultimi 3 giorni è dovuto unicamente al fatto che mi è capitato di parlare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2167" title="mutande" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/10/mutande.jpg" alt="mutande" width="150" height="114" /></p>
<p>Questo blog è online da più di un anno, e devo ammettere che mi ha già dato diverse soddisfazioni.<br />
Ogni tanto mi capita anche di scrivere  post interessanti, o quantomeno mi impegno in tal senso.<span id="more-2166"></span></p>
<p>Eppure il <strong>record di visite</strong> degli ultimi 3 giorni è dovuto unicamente al fatto che mi è capitato di parlare delle <strong>mutande di Simona Ventura.</strong><br />
Non so se ringraziarvi o mandarvi a quel paese <img src='http://www.pamelaferrara.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Vivere un anno con solo 100 cose</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 09:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dave Bruno è l&#8217;americano che ha scommesso di riuscire a vivere per un anno con solo 100 cose. Il progetto, diventato un vero e proprio stile di vita chiamato “100 thing challenge”, prevede che non si possano avere più di 100 cose, e cioè che gli oggetti di uso quotidiano, dai calzini ai libri al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2100" title="100cose" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/09/100cose.jpg" alt="100cose" width="150" height="106" /></p>
<p>Dave Bruno è l&#8217;americano che ha scommesso di riuscire a vivere per un anno con solo 100 cose.</p>
<p>Il progetto, diventato un vero e proprio stile di vita chiamato “100 thing challenge”, prevede che non si possano avere più di 100 cose, e cioè che gli oggetti di uso quotidiano, dai calzini ai libri al telefono, non possano superare questo numero.<span id="more-2099"></span></p>
<p>Nelle pagine del suo <a href="http://www.guynameddave.com/100-thing-challenge.html" target="_blank">blog</a> Dave spiega anche qualche regola del gioco, come ad esempio quella relativa ai regali: quando riceve un regalo ha 7 giorni di tempo per decidere se conservarlo, e quindi eliminare un’altra cosa, o gettarlo via.</p>
<p>Calzini e mutande vengono conteggiati in gruppo: evidentemente l&#8217;amico Dave non è poi completamente masochista.</p>
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		<title>We have bananas</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 07:16:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho trovato questo blog davvero divertente: We have bananas raccoglie tutta una serie di immagini che ci fanno pensare a… visitatelo! E ricordatevi che il sesso è negli occhi di chi guarda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1788" title="banane" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/07/banane.jpg" alt="banane" width="150" height="110" /></p>
<p>Ho trovato questo blog davvero divertente: <strong>We have bananas</strong> raccoglie tutta una serie di immagini che ci fanno pensare a… <a href="http://wehavebananas.blogspot.com/2009/03/dicks-everywhere.html" target="_blank">visitatelo!</a></p>
<p>E ricordatevi che il sesso è negli occhi di chi guarda <img src='http://www.pamelaferrara.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Paparazzi 2.0 su Facebook</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 09:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ho mai tollerato la gente che ti tagga su foto-video-note su Facebook, soprattutto se lo fa senza criterio con l’unico scopo di procacciarsi visibilità in modo improprio. Ma anche chi lo fa consapevolmente, perché ti ha scattato una foto e pensa bene di pubblicarla senza chiederti l’autorizzazione, e tu perdi tempo a rimuovere tag [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2012" title="flash" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/08/flash.jpg" alt="flash" width="150" height="111" /></p>
<p>Non ho mai tollerato la gente che ti tagga su foto-video-note su <em>Facebook</em>, soprattutto se lo fa senza criterio con l’unico scopo di procacciarsi visibilità in modo improprio.</p>
<p>Ma anche chi lo fa consapevolmente, perché ti ha scattato una foto e pensa bene di pubblicarla senza chiederti l’autorizzazione, e tu perdi tempo a rimuovere tag da “N-cose” delle quali magari non vai particolarmente fiero.<span id="more-2011"></span></p>
<p>La verità è che <em>Facebook</em> è diventata la frontiera 2.0 dei paparazzi tecnologici, che inseriscono un miliardo di foto ogni mese: tanto che sta nascendo l’esigenza di una regolamentazione, già applicata in alcuni party, bar e ristoranti di New York.</p>
<p>Ne parla <a href="http://mediablog.corriere.it/2009/08/gli_amici_sono_i_nuovi_paparaz.html" target="_blank"><em>Il Corriere</em></a>: “Sei invitato a un party esclusivo, con scrittori famosi, attori, cantanti, modelle e altri ospiti speciali. Il protocollo prevede che non siano riportate informazioni su blog o <em>Twitter</em>, né foto su <em>Facebook</em>. Nella New York dei social network gli inviti stanno diventando sempre più categorici su come si devono comportare gli ospiti”.</p>
<p>Una volta ci dovevamo difendere dai nemici. Oggi ci dobbiamo difendere dagli amici.</p>
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		<title>Carriera: attenti ai social network</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 22:01:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I consulenti USA alla carriera affermano che le persone che tengono al proprio lavoro dovrebbero stare molto attente a ciò che pubblicano su Internet, soprattutto in tempi di recessione. Siamo infatti in un momento in cui i datori di lavoro possono permettersi di fare i difficili e di scartare un candidato per ciò che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1934" title="facebook" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/08/facebook.jpg" alt="facebook" width="150" height="107" /></p>
<p>I consulenti USA alla carriera <a href="http://it.reuters.com/article/internetNews/idITMIE57607620090807" target="_blank">affermano</a> che le persone che tengono al proprio lavoro dovrebbero stare molto attente a ciò che pubblicano su Internet, soprattutto in tempi di recessione.<br />
Siamo infatti in un momento in cui i datori di lavoro possono permettersi di fare i difficili e di scartare un candidato per ciò che ha pubblicato su <em>Facebook</em>, <em>Twitter</em>, <em>YouTub</em>e o su un blog.<span id="more-1933"></span></p>
<p>Un’immagine di dubbio gusto o un’esternazione politicamente scorretta possono compromettere l’assunzione di una persona da parte di un’azienda che non cerca solo capacità professionali ma anche buon gusto e che soprattutto non vuole incorrere in rischi legali a causa del comportamento dei dipendenti.</p>
<p>L’utilizzo dei social network è stato recentemente vietato anche nelle sedi militari americane, provvedimento che segue di qualche mese quello dell’esercito israeliano che aveva ritenuto un rischio per la sicurezza nazionale i messaggi pubblicati dal fronte.</p>
<p>Nei governi di Cina e Iran l’accesso ai social network è stato ristretto o completamente censurato.<br />
Un <a href="http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=106535773" target="_blank">blogger</a> racconta che una donna proveniente dagli Stati Uniti è interrogata all’aeroporto di Teheran sul suo profilo di <em>Facebook</em>: gli agenti annotano in una lista anche i suoi amici online.</p>
<p>Mentre <em>Facebook</em> diventa il quarto sito più visitato, dopo <em>Google</em>, <em>Yahoo</em> e <em>Msn</em>, la politica restrittiva incalza e, necessariamente, la nostra attenzione deve crescere.</p>
<p>Se una volta si invitavano le persone impulsive a contare fino a 10 prima di aprire bocca, oggi è proprio il caso che contiate fino a 100 prima di condividere online gli esiti della vostra rettoscopia.</p>
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		<title>In America ci sono più bloggers che baristi</title>
		<link>http://www.pamelaferrara.com/america-piu-bloggers-che-baristi-0423.html</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 14:44:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;America è una nazione di bloggers. Ad affermarlo è Mark Penn, il sondaggista di Hillary Clinton ed esperto in &#8220;microtendenze&#8221;, sono più numerosi gli americani che si guadagnano da vivere mettendo le loro opinioni su un blog di quanti non facciano i pompieri, i programmatori di compiuter, perfino i baristi. &#8220;Tenere un blog non è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1300" title="blog" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/04/blog.jpg" alt="blog" width="150" height="108" /></p>
<p>L&#8217;America è una nazione di bloggers.<br />
Ad affermarlo è Mark Penn, il sondaggista di Hillary Clinton ed esperto in &#8220;microtendenze&#8221;, sono più numerosi gli americani che si guadagnano da vivere mettendo le loro opinioni su un blog di quanti non facciano i pompieri, i programmatori di compiuter, perfino i baristi. <span id="more-1299"></span></p>
<p>&#8220;Tenere un blog non è più un hobby -ha scritto Penn sul Wall Street Journal- in America oggi ci sono quasi tanti bloggers quanti avvocati. Sui venti milioni di persone che hanno aperto un blog, 1,7 milioni ne trae un qualche tipo di introito mentre per quasi mezzo milione (452 mila per la precisione) il blog è diventato la fonte primaria di reddito&#8221; (<a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=6082&amp;ID_sezione=38&amp;sezione=News" target="_blank">La Stampa</a>).</p>
<p>Andrà a finire che l’unica scema che ha un lavoro e blogga gratis sono io.</p>
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		<title>I Social Network modificano il nostro senso morale</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 22:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni tanto cedo alla tentazione di affrontare argomenti seri, o quasi. Si perché periodicamente escono studi, ricerche o sondaggi di illustri istituti di ricerca che mi sembrano a dir poco campati in aria. In un’epoca in cui l’evoluzione tecnologica ci mette sempre più spesso di fronte a scelte etiche e morali, soprattutto in settori come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1265" title="neuro" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/04/neuro.jpg" alt="neuro" width="150" height="119" /></p>
<p>Ogni tanto cedo alla tentazione di affrontare argomenti seri, o quasi.<br />
Si perché periodicamente escono studi, ricerche o sondaggi di illustri istituti di ricerca che mi sembrano a dir poco campati in aria.</p>
<p>In un’epoca in cui l’evoluzione tecnologica ci mette sempre più spesso di fronte a scelte etiche e morali, soprattutto in settori come la scienza e la medicina, può capitare di chiedersi che fine faccia la morale quando si ha a che fare con quegli strumenti che più di tutti gli altri si evolvono a velocità straordinaria: Internet e l’informatica in generale.<span id="more-1264"></span></p>
<p>Se lo sono chiesti alcuni <a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2009/04/090413180703.htm " target="_blank">neuroscienziati</a> del <em>Brain and Creativity Institute</em> della <em>University of Southern California</em>, monitorando l’attività cerebrale di 13 volontari per capire se la velocità sia nemica del senso morale, che ha bisogno per sua natura di un certo tempo minimo di “maturazione”: in poche parole, sottoposti ad eventi in grado si suscitare emozioni come la paura, il dolore, l’ammirazione ecc, per decidere cosa provare ci impieghiamo poco meno di 10 secondi.</p>
<p>Questa conclusione porta gli studiosi a sostenere che sistemi di microblogging come <em>Twitter</em> arrivano a danneggiare la nostra capacità di giudicare gli eventi perché non ci lasciano il tempo di ragionare con oggettività e che “Il costo emotivo della tempesta di informazioni che subiamo, specie in un cervello ancora in formazione, è troppo alto nell’era dei Social Network”.</p>
<p>Ma la nostra moralità può dipendere davvero dal mezzo attraverso il quale ci vengono sottoposti gli eventi?<br />
In questi giorni in cui le notizie terribili sul terremoto ci hanno raggiunti attraverso blog, <em>Facebook</em> e <em>Twitter</em>, qualcuno può sostenere che <em>Porta a Porta</em> di Vespa avrebbe suscitato in noi un maggiore senso morale?</p>
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		<title>Contatti 2.0</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 23:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qui comincia ad essere un casino. Rimorchi (o ti fai rimorchiare) in discoteca e parte l’odissea dello scambio dei contatti: hai Msn? No uso Skype. Sei su Facebook? No solo su MySpace. Viadeo neanche a parlarne, troppo professionale. Ho un blog su Splinder e mi trovi su Twitter. L’era del contatto Web si sta complicando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/03/bv2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1109" title="bv2" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/03/bv2.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a></p>
<p>Qui comincia ad essere un casino.<br />
Rimorchi (o ti fai rimorchiare) in discoteca e parte l’odissea dello scambio dei contatti: hai <em>Msn</em>? No uso <em>Skype</em>. Sei su <em>Facebook</em>? No solo su <em>MySpace</em>. <em>Viadeo</em> neanche a parlarne, troppo professionale. Ho un blog su <em>Splinder</em> e mi trovi su <em>Twitter</em>.</p>
<p>L’era del contatto Web si sta complicando e i biglietti da visita si allungano a dismisura.<br />
Fortuna che è in arrivo il biglietto da visita Web e potremo inserire le nostre informazioni di contatto direttamente sull&#8217;indirizzo .tel, il figlio evoluto del classico cartoncino che ormai sempre meno spesso viene scambiato per millantare il proprio status sociale.<span id="more-1105"></span></p>
<p>I domini .tel si affiancheranno ai noti .com, .it, ecc ma non faranno capo a siti Web tradizionali, bensì a pagine che appunto si presenteranno come biglietti da visita digitali, con tutti i contatti della persona cercata, dal numero di telefono al blog all’email al canale ufficiale su <em>YouTube</em>.<br />
I domini .tel saranno in vendita per tutti gli utenti Internet a partire dal 24 marzo e finora sono già stati sottoscritti da 20.000 tra persone e aziende, tra le quali: Angelina Jolie, Bill Clinton, Bill Gates, Johnny Depp, David Beckham, Benetton, Gucci, Ferrari, la Fox, ecc.</p>
<p>Io ho 8 indirizzi email (di cui 5 aziendali), sono su <em>Facebook</em> e <em>Viadeo</em>, uso <em>Skype</em> e <em>Gtalk</em>.<br />
Il cellulare non lo do nemmeno morta anche perché se uno non ha un misero indirizzo email non è certo il genere di persona dalla quale voglio essere contattata.<br />
Poi regolarmente c’è il pirla che mi trova su questo blog e che lascia un commento con scritto: “Ieri è stata una serata fantastica, quando ci rivediamo?”, magari sul post che riguarda la prostituzione online.</p>
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