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	<title>Pamela Ferrara Blog &#187; cellulare</title>
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		<title>Nell’era in cui tutto è possibile</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 09:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Siamo nell’era in cui tutto è possibile, tutto a portata di mano, tutto semplice e veloce.
Tutto tranne bloccare una ricarica automatica Vodafone sul cellulare.
Per poterlo fare ti arriva un sms con un numero da chiamare. Quando chiami quel numero, l’operatore ti chiede alcune informazioni tra le quali anche un “codice borsellino” che nessuno ti ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2226" title="telefono" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/10/telefono.jpg" alt="telefono" width="150" height="106" /></p>
<p>Siamo nell’era in cui tutto è possibile, tutto a portata di mano, tutto semplice e veloce.<br />
Tutto tranne bloccare una <strong>ricarica automatica</strong> <em>Vodafone</em> sul cellulare.</p>
<p>Per poterlo fare ti arriva un<strong> sms</strong> con un numero da chiamare. Quando chiami quel numero, l’<strong>operatore</strong> ti chiede alcune informazioni tra le quali anche un “codice borsellino” che nessuno ti ha mai fornito, ma che non può fornirti lui, no, devi chiamare un altro numero.<span id="more-2225"></span></p>
<p>Chiami l’altro numero dove un secondo operatore ti dice che il codice non te lo può dire a voce ma te lo può solo mandare via sms, però alla scheda-master, che se non è quella che stai utilizzando e sulla quale vuoi il blocco dell’autoricarica sono cazzi.</p>
<p>Dopo aver ottenuto il codice richiami il primo numero, al quale ovviamente ti risponde un operatore diverso e quindi riparti da capo a spiegargli la situazione.</p>
<p>Il tutto condito da 25 minuti buoni di attesa per prendere la linea, ossessionati dal ritornello di una canzoncina. Ma dico: ma è possibile che, visto che devi attendere per secoli, quella cavolo di canzone non te la possano almeno far sentire per intero invece che esasperarti con un ritornello che dura 30 secondi e poi riparte in loop?</p>
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		<title>La vita tecnologica che ci aspetta dietro l’angolo</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2009 22:01:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[
Ieri mentre mi crogiolavo al sole sfogliavo un recente numero di Panorama e ho letto un interessante articolo di Guido Castellano, “Come sarà il mondo in cui vivrò”, in cui l’autore prevede come cambieranno le nostre vite da qui a 5 anni.
La descrizione di una nostra giornata-tipo è incredibile:
Ore 7 del mattino di un giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1607" title="cyber" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/06/cyber.jpg" alt="cyber" width="150" height="113" /></p>
<p>Ieri mentre mi crogiolavo al sole sfogliavo un recente numero di <em>Panorama</em> e ho letto un interessante articolo di Guido Castellano, “Come sarà il mondo in cui vivrò”, in cui l’autore prevede come cambieranno le nostre vite da qui a 5 anni.<br />
La descrizione di una nostra giornata-tipo è incredibile:<span id="more-1606"></span></p>
<p>Ore 7 del mattino di un giorno qualsiasi di un futuro non troppo lontano: mentre suona la sveglia, il cellulare proietta sul soffitto l’agenda della giornata. Con un comando vocale si accede ad Internet e con gli occhi ancora socchiusi si chiede alla Rete se il volo delle 9.30 subirà ritardi. La risposta (anch’essa vocale) arriva in un istante: “L’aereo è previsto in orario”.</p>
<p>Il gabinetto fa un check up completo: analizza le urine e misura frequenza cardiaca e pressione. Le informazioni elaborate dal wc laboratorio vengono inviate in tempo reale a un microchip nel cellulare e al computer che contengono tutti i dati sul nostro stato di salute. Lo specchio del bagno ci vede, ci riconosce e proietta il nostro programma preferito: tg per papà, cartoni per i piccoli.</p>
<p>Mentre si è in taxi un messaggio sul cruscotto del conducente avvisa che per un incidente il traffico è bloccato. Dopo pochi istanti sul display del navigatore arriva anche la soluzione: “Meglio abbandonare l’auto e proseguire con la metropolitana”. Sullo schermo una luce lampeggia indicando la fermata più vicina e gli orari dei treni.</p>
<p>Mentre si cammina verso la stazione il cellulare emette un bip. La vetrina che si è appena superata ha inviato un messaggio: “Dalle 8 alle 9 c’è un’offerta tre per due sul detersivo”.</p>
<p>Prima di riporre il telefonino in tasca si nota, con la coda dell’occhio, il manifesto del film che si vuole vedere al ritorno dal viaggio di lavoro. Lo si inquadra e si scatta una foto. Sul display arrivano il trailer e l’elenco dei cinema che lo proiettano. Un click e i biglietti sono acquistati. Il costo verrà scalato dalla carta di credito collegata alla sim del cellulare.</p>
<p>Anche il biglietto della metropolitana viene pagato dal telefonino. Basta avvicinarsi ai tornelli e, un po’ come accade oggi con i Telepass in autostrada, le barriere si aprono (<em>Panorama</em>).</p>
<p>5 anni.<br />
Io sono già partita col countdown.</p>
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		<title>Il gomito da cellulare</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 22:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Che la tecnologia ci fa male ormai ce l’hanno detto in tutte le salse, peraltro tutto ciò che è salutare nella maggior parte dei casi è anche estremamente noioso.
Ma ora arriva, da un gruppo di specialisti in ortopedia statunitensi, un nuovo allarme: pare che l’uso continuato del telefonino possa provocare una sindrome detta del &#8220;tunnel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1559" title="cellulare" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/06/cellulare.jpg" alt="cellulare" width="150" height="110" /></p>
<p>Che la tecnologia ci fa male ormai ce l’hanno detto in tutte le salse, peraltro tutto ciò che è salutare nella maggior parte dei casi è anche estremamente noioso.</p>
<p>Ma ora arriva, da un gruppo di specialisti in ortopedia statunitensi, un nuovo allarme: pare che l’uso continuato del telefonino possa provocare una sindrome detta del &#8220;tunnel cubitale”.<span id="more-1558"></span></p>
<p>Questo tipo di disturbo provoca debolezza alle mani a seguito dei danni ai nervi di braccia e gomito sottoposti a sforzo eccessivo a causa delle prolungate posture assunte durante le telefonate.<br />
I sintomi più frequenti sono una evidente difficoltà a fare sforzi con le mani che si traduce ad esempio in difficoltà ad aprire barattoli, suonare strumenti musicali, stringere la mano, afferrare un oggetto (<em><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&amp;ID_articolo=850&amp;ID_sezione=34&amp;sezione=News" target="_blank">La Stampa</a></em>).</p>
<p>Quindi, oltre al gomito del tennista, oggi dobbiamo vedercela anche col gomito da cellulare, anche se direi che la possibilità di andare incontro a questi disturbi è sempre minore di quella di andare incontro ad… un altro… tipo… di gomito… avete visto il film <em>Irina Palm</em>? <img src='http://www.pamelaferrara.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':-D' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Maniaco in tempo di crisi</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 07:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Vi ricordate com’era quando la tecnologia non c’era?
I maniaci potevano al massimo infierire con telefonate nel cuore della notte: tu alzavi il ricevitore e loro cominciavano a sospirare.
Oggi se un maniaco entra in possesso del tuo numero di cellulare la sua capacità di rovinarti la vita aumenta in modo esponenziale.
Mi è capitato ieri, quando un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1484" title="maniaco" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/05/maniaco.jpg" alt="maniaco" width="150" height="113" /></p>
<p>Vi ricordate com’era quando la tecnologia non c’era?<br />
I maniaci potevano al massimo infierire con telefonate nel cuore della notte: tu alzavi il ricevitore e loro cominciavano a sospirare.<span id="more-1483"></span></p>
<p>Oggi se un maniaco entra in possesso del tuo numero di cellulare la sua capacità di rovinarti la vita aumenta in modo esponenziale.<br />
Mi è capitato ieri, quando un tizio che non conosco ha preso a chiamarmi in continuazione.<br />
L’aspetto più divertente è che, prima di procedere con le 734 chiamate, mi ha mandato un sms per chiedermi se il mio numero fosse <em>Vodafone</em>.<br />
Evidentemente voleva essere sicuro che tormentarmi non gli costasse troppo.</p>
<p>Anche essere un maniaco, in tempo di crisi, ha le sue problematiche.</p>
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		<title>Una giornata senza tecnostress</title>
		<link>http://www.pamelaferrara.com/giornata-senza-tecnostress-0321.html</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 23:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Quanta autonomia abbiamo senza email e Facebook?
Chi riuscirebbe a spegnere il cellulare per 24 ore senza farsi assalire dall’ansia da reperibilità?
Se qualcuno di voi volesse scoprirlo, oggi è la giornata adatta.
L’Onlus Netdipendenza, che da anni fa divulgazione sul tecnostress, ovvero l’affaticamento prodotto dal sovraccarico informativo e dell’esposizione continuativa ai media, ha proposto per oggi 24 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/03/spiaggia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1167" title="spiaggia" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/03/spiaggia.jpg" alt="" width="150" height="109" /></a></p>
<p>Quanta autonomia abbiamo senza email e <em>Facebook</em>?<br />
Chi riuscirebbe a spegnere il cellulare per 24 ore senza farsi assalire dall’ansia da reperibilità?</p>
<p>Se qualcuno di voi volesse scoprirlo, oggi è la giornata adatta.<br />
<em>L’Onlus Netdipendenza</em>, che da anni fa divulgazione sul tecnostress, ovvero l’affaticamento prodotto dal sovraccarico informativo e dell’esposizione continuativa ai media, ha proposto per oggi 24 ore di astinenza tecnologica e un po’ d’aria fresca, magari con una bella gita al mare.<span id="more-1166"></span></p>
<p>Secondo gli esperti di <em>Netdipendenza</em>, il 90% dei lavoratori iperconnessi manifesterebbe sintomi come ipertensione, disturbi cardiocircolatori e gastrointestinali, perdita di concentrazione, depressione.<br />
Mi pare leggermente apocalittico, senza considerare che Internet non può essere ridotto a uno strumento che fa male o bene.</p>
<p>Beh in alcuni casi tanto bene non fa.<br />
Un mio carissimo amico ipertecnologico, una specie di genio dell&#8217;informatica, si è finalmente preso una settimana di ferie. E sapete dov&#8217;è andato? A Bolzano.<br />
Qualche problema deve averlo per forza.</p>
<p>Ma se uno sente il bisogno di staccare… ci deve essere una giornata apposta?<br />
Come vedete io ho aderito alla grande.<br />
Del resto uscire di casa con questo vento gelido è da pazzi.</p>
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		<title>Generazione Screenagers: i nati digitali</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Nov 2008 23:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
C’è una nuova categoria di persone che rivendica un ruolo nella nostra società, accanto agli anziani, agli adulti, ai giovani, ai bambini… sono gli screenagers, nati meno di 16 anni fa insieme al Web e cresciuti con le nuove tecnologie, dal pc al cellulare.
Hanno straordinarie potenzialità, sono multitasking (cioè possono fare più cose contemporaneamente), sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/11/screenagers1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-668" title="screenagers1" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/11/screenagers1.jpg" alt="" width="150" height="110" /></a></p>
<p>C’è una nuova categoria di persone che rivendica un ruolo nella nostra società, accanto agli anziani, agli adulti, ai giovani, ai bambini… sono gli screenagers, nati meno di 16 anni fa insieme al Web e cresciuti con le nuove tecnologie, dal pc al cellulare.<br />
Hanno straordinarie potenzialità, sono multitasking (cioè possono fare più cose contemporaneamente), sono transculturali, globali e aggreganti virtualmente.<br />
Questi ragazzi che vivono in Rete presentano addirittura differenze neurologiche rispetto alle generazioni precedenti e riescono ad esprimere proprio attraverso il Web il loro più alto valore sociale e creativo.<span id="more-666"></span></p>
<p>In Corea il 51% dei bambini tra 2 e 5 anni usa Internet.<br />
In Italia dobbiamo ancora prendere atto dell’esistenza degli screenagers e dobbiamo renderci conto del grande divario che si sta creando tra le loro esigenze e i nostri metodi educativi e formativi: a scuola bambini e ragazzi si annoiano perché si trovano spaesati in un mondo arretrato che non prevede schermi e connessioni, in istituti che non sono in grado di offrire loro nemmeno una lavagna multimediale.</p>
<p>Nelle aziende la situazione non cambia: strumenti di lavoro obsoleti che limitano le potenzialità dei giovani.<br />
Un  mio amico ha recentemente cambiato lavoro. Nel nuovo ufficio gli hanno dato un Pentium III con Windows 95.<br />
Secondo me può essere considerato mobbing.</p>
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		<title>Delirio da logo personalizzato Web 2.0</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 09:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Non so se mi intendo di più di moda o di ingegneria nucleare, probabilmente della seconda, ma oggi sono incappata mio malgrado in un fenomeno che trascende la moda per diventare delirio (e non è detto che non sarà la chiave del suo successo).
Mettiamo che siamo ad una festa con tante persone, mettiamo che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/11/facebook-cell.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-660" title="facebook-cell" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/11/facebook-cell.jpg" alt="" width="150" height="105" /></a></p>
<p>Non so se mi intendo di più di moda o di ingegneria nucleare, probabilmente della seconda, ma oggi sono incappata mio malgrado in un fenomeno che trascende la moda per diventare delirio (e non è detto che non sarà la chiave del suo successo).</p>
<p>Mettiamo che siamo ad una festa con tante persone, mettiamo che ci sia qualcuno che ci interessa e sul quale ci piacerebbe avere maggiori informazioni.<br />
Chiedere in giro sarebbe decisamente out. <span id="more-659"></span><br />
Se siamo fortunati la persona in questione potrebbe indossare una maglietta o un capo di abbigliamento qualunque con stampato sopra un logo personalizzato nel quale sono inserite tutte le informazioni contenute nel suo profilo da Social Network (tipo Facebook o Myspace).</p>
<p>Ci ha pensato <a href="http://www.w-41.com/catalog/" target="_blank">un’azienda olandese </a>che ha stampato su vari capi di vestiario loghi che sintetizzano le informazioni dell’indossatore: il logo può essere fotografato con un cellulare che, se ha installato un particolare software, si può collegare a Internet e scoprire chi c’è sotto il vestito.<br />
Il tutto per circa 40 dollari.</p>
<p>La consapevolezza che dentro una maglietta di questo genere si nasconde un deficiente, invece, è gratis.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il nuovo cellulare che fa anche il caffè</title>
		<link>http://www.pamelaferrara.com/cellulare-fa-il-caffe-1124.html</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 08:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pomegranate NSo8]]></category>

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		<description><![CDATA[
Una volta c’erano i cellulari per telefonare.
Poi sono arrivati gli sms, gli mms, Internet, le foto, il gps e ogni volta che abbiamo acquistato un cellulare nuovo abbiamo moltiplicato le nostre possibilità di compiere le operazioni più svariate. Quando ho comprato l’ultimo mi sono detta: “L’unica cosa che non riesce a fare è il caffè”.
Ora non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/11/caffe.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-624" title="caffe" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/11/caffe.jpg" alt="" width="150" height="113" /></a></p>
<p>Una volta c’erano i cellulari per telefonare.<br />
Poi sono arrivati gli sms, gli mms, Internet, le foto, il gps e ogni volta che abbiamo acquistato un cellulare nuovo abbiamo moltiplicato le nostre possibilità di compiere le operazioni più svariate. Quando ho comprato l’ultimo mi sono detta: “L’unica cosa che non riesce a fare è il caffè”.<br />
Ora non si può più dire nemmeno questo.<span id="more-623"></span></p>
<p>Con il <a href="http://76.74.186.145/" target="_blank">Pomegranate NSo8 </a>è infatti possibile non solo <a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/11/pomegranate-caffe.jpg" target="_blank">fare il caffè </a>ma anche usarlo come traduttore, videoproiettore, rasoio elettrico o epilatore… consente perfino di suonare l’armonica.<br />
Inserendo la cialda basta estrarre la cannuccia dal fondo per far aspirare un po’ d’acqua e si ottiene un ottimo caffè. Dalla parte superiore esce una lametta che permette di radersi la barba o depilarsi le gambe, oppure si può soffiare ai lati per suonare l&#8217;armonica.</p>
<p>Peccato che il Pomergate Phone sia solo una trovata pubblicitaria di marketing virale che non vuole affatto promuovere un cellulare, bensì la Nuova Scozia, attraverso un claim che recita: “Un giorno sarà possibile fare tutto questo con un solo cellulare, ma c&#8217;è già un luogo dove si possono fare molteplici cose”.</p>
<p>Ora che tutto avviene su Internet l’anima del marketing diventa virale.<br />
Funziona se si riesce a creare un passaparola, e più assurdo è, più la parola passa.<br />
Questa campagna di marketing ha avuto la capacità di attirare l’attenzione sfruttando qualcosa (la tecnologia) alla quale ormai tutti siamo interessati e che ci incuriosisce più di tutto il resto.<br />
Detto questo trovo che l’analogia tra il cellulare multiuso e il luogo in cui si possono fare molteplici cose denoti una certa povertà di idee.</p>
<p>Sarà che sono impermeabile a tutto ciò che mi suona come bufala ancor prima di arrivare a capire l’obiettivo del messaggio pubblicitario… o magari è solo perché il desiderio di depilarmi le gambe col cellulare non fa parte delle mie prime 100 perversioni… ma a me non è piaciuta.</p>
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