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	<title>Pamela Ferrara Blog &#187; censura</title>
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		<title>Un anno di Web che vince la censura</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 09:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 2010 è stato (anche) l’anno di Internet. I navigatori sono aumentati e con loro la fame di informazione: i governi non sono più in grado di controllare tutto ciò che circola sul Web, i blocchi vengono superati, le verità diffuse. Gli Stati Uniti sono scesi in campo in difesa di Google minacciato dalla Cina, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3491" title="internet-censura" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2010/12/internet-censura.jpg" alt="internet-censura" width="200" height="150" />Il <strong>2010</strong> è stato (anche) l’anno di Internet.<br />
I navigatori sono aumentati e con loro la <strong>fame di informazione:</strong> i governi non sono più in grado di controllare tutto ciò che circola sul Web, i blocchi vengono superati, <strong>le verità diffuse.</strong></p>
<p><strong>Gli Stati Uniti sono scesi in campo in difesa di<em> Google</em></strong> minacciato dalla Cina, dove sono state prese di mira le caselle di posta Gmail di alcuni dissidenti: il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha dichiarato: <strong>“In un mondo interconnesso, un attacco alla Rete di una nazione è un attacco contro tutti noi”,</strong> promettendo serie conseguenze a chi minaccia la libertà di espressione sul Web.</p>
<p>Arabia Saudita, Emirati Arabi, Libano, India e Indonesia hanno tentato di mettere sotto controllo la rete <em>Blackberry</em> ma hanno fallito perché i messaggi scambiati transitano su server blindati in Canada. Nemmeno l’Iran è riuscita a censurare la Rete: <strong>per divulgare una notizia è sufficiente un semplice sms</strong>, <em>Twitter</em> si è rivelato particolarmente efficace nel diffondere le grida di aiuto.</p>
<p><em>Google</em> ha minacciato la Cina di abbandonare il Paese: prima di raggiungere un accordo ha dimostrato come, attraverso un dirottamento sui server di Hong Kong, fosse in grado di rendere tutti i contenuti sensibili accessibili agli utenti.</p>
<p>L’anno si chiude col caso <em>Wikileaks</em>, che attraverso la Rete diffonde cablogrammi e documenti riservati, e con Mark Zuckerberg eletto dal <em>Times</em> uomo dell’anno.<br />
In una fotografia il papà di <em>Facebook</em>, in felpa e jeans, passeggia in un palazzo di Pechino accanto all’amministratore delegato di <em>Baidu</em>, il più grande motore di ricerca della Cina.</p>
<p>Non ci resta che attendere le novità del 2011 e augurare un buon anno a tutti, <strong>rigorosamente privo di censure.</strong></p>
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		<title>La censura di Google Instant</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 10:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una ventina di giorni fa, con grande clamore nel mondo Web, è nato Google Instant, un sistema che consente di vedere i risultati di ricerca man mano che si digita una chiave nell’apposito spazio, risparmiando, secondo gli esperti, dai 2 ai 5 secondi per ogni ricerca. Ora però viene fuori che Google Instant ha una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3195" title="google-instant" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2010/10/google-instant.jpg" alt="google-instant" width="200" height="149" />Una ventina di giorni fa, con grande clamore nel mondo Web, è nato <strong><em>Google Instant</em></strong>, un sistema che <strong>consente di vedere i risultati di ricerca man mano che si digita una chiave</strong> nell’apposito spazio, risparmiando, secondo gli esperti, dai 2 ai 5 secondi per ogni ricerca.</p>
<p>Ora però viene fuori che <em>Google Instant</em> ha una ben nutrita <strong>lista nera,</strong> con <strong>termini in teoria osceni e pericolosi</strong>, che non permette alcun suggerimento nel caso in cui l’utente digiti parole come “orgasmo”, “autoerotismo”, “Pamela Anderson” (la quale sarà particolarmente contenta di essere stata catalogata come &#8220;termine osceno&#8221;).</p>
<p>Insomma <strong><em>Google</em> eserciterebbe una censura sulle nostre intenzioni di ricerca</strong>, soprattutto per tutelare gli utenti più giovani, stando a quanto dichiara un portavoce.</p>
<p>Peccato che i <em>New Pornographers</em> siano una band e non una chiave per una ricerca pruriginosa.<br />
Se proprio <em>Google</em> vuole tutelare l’innocenza dei giovani farebbe meglio a censurare i nomi di molti politici italiani.</p>
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		<title>Google batte Cina 1-0</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 09:48:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>

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		<description><![CDATA[Non so voi, ma io alla notizia che, dopo due mesi di braccio di ferro tra Google e la Cina, bigG ha annunciato che toglierà la censura dalle ricerche online, ho goduto, e non poco. Google dice basta alla censura in Cina per i servizi di Google Search, Google News e Google Images. E lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2705" title="google-cina" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2010/03/google-cina.jpg" alt="google-cina" width="150" height="96" />Non so voi, ma io alla notizia che, dopo due mesi di braccio di ferro tra <em>Google</em> e la Cina, <strong>bigG ha annunciato che toglierà la censura dalle ricerche online</strong>, ho goduto, e non poco.</p>
<p><em>Google</em> dice basta alla censura in Cina per i servizi di <em>Google Search, Google News e Google Images</em>. E lo fa via Hong Kong aggirando così i paletti imposti da Pechino: i navigatori cinesi di <em>Google.cn</em> verranno da subito dirottati sul sito Google di Hong Kong (google.com.hk) che offrirà loro risultati non &#8220;filtrati&#8221;. Ma Mountain View non intende lasciare la Cina &#8220;tout court&#8221;: la società prevede infatti di tenervi le proprie attività di ricerca e sviluppo e delle vendite così da poter approfittare della crescita del mercato cinese. In serata le autorità cinesi, citate dall&#8217;agenzia Xinhua, hanno reagito dicendo che <em>Google</em> ha &#8220;completamente sbagliato&#8221; ad aggirare la censura. (<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/03/22/visualizza_new.html_1735758444.html" target="_blank"><em>Ansa</em></a>)</p>
<p>La Casa Bianca è delusa perché il problema non è stato risolto.<br />
Ed è vero: diciamo che semplicemente <em>Google</em>, che probabilmente si era abbondantemente lessato gli zebedei delle pretese cinesi, ha semplicemente trovato una “scappatoia” e l’ha messo in quel posto alla Cina.</p>
<p>Se avesse chiesto alla nostra classe politica come fare avrebbe risolto molto prima.<br />
Qui, di ingressi alternativi, ce ne intendiamo.</p>
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		<title>Facebook apre all&#8217;eros</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 07:35:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi ricordate quando Facebook censurò l’immagine della mamma che allattava il suo bambino? E il suo rigido codice etico che proibisce all’utente di inviare messaggi violenti, pornografici ecc? Acqua passata. Facebook ha aperto la sua homepage a pubblicità che col codice etico non hanno nulla a che fare. Si tratta di una pubblcità apparsa sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1816" title="porno" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/07/porno.jpg" alt="porno" width="150" height="113" /></p>
<p>Vi ricordate quando <em>Facebook</em> <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_02/facebook_mamme_allattano_4bc44848-d8ac-11dd-8512-00144f02aabc.shtml" target="_blank">censurò</a> l’immagine della mamma che allattava il suo bambino? E il suo rigido codice etico che proibisce all’utente di inviare messaggi violenti, pornografici ecc?<br />
Acqua passata.<span id="more-1815"></span></p>
<p><em>Facebook</em> ha aperto la sua homepage a pubblicità che col codice etico non hanno nulla a che fare.<br />
Si tratta di una pubblcità apparsa sulla colonna di destra, dove si avvicendano prodotti per smettere di fumare, ricette per dimagrire, tecniche innovative per sistemarsi i denti. Ed ecco, testuale, l&#8217;annuncio: “Hai voglia di sesso? Vuoi fartela leccare da una ragazza? Cerco ragazzo solo per una notte. Il mio numero è ****. Entra qui per vedere il resto” (<a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=368007" target="_blank"><em>Il Giornale</em></a>).</p>
<p>Inversione di rotta dunque?<br />
Probabilmente no.<br />
Sta di fatto che il porno paga e <em>Facebook</em> spende almeno dai 20 ai 25 milioni di dollari all’anno per i propri datacenter.</p>
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		<title>Ninfomane</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 11:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non centra nulla con questo blog, ma la polemica legata al film Valérie di Christian Molina che domani verrà distribuito alle sale in 90 copie, mi ha fatto venir voglia di scrivere 2 righe, in fondo ho all’attivo una tesi di laurea in storia del cinema. Negli anni ’60 la nostra cinematografia subiva i tagli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1338" title="valerie" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/04/valerie.jpg" alt="valerie" width="150" height="108" /></p>
<p>Non centra nulla con questo blog, ma la polemica legata al film <em>Valérie</em> di Christian Molina che domani verrà distribuito alle sale in 90 copie, mi ha fatto venir voglia di scrivere 2 righe, in fondo ho all’attivo una tesi di laurea in storia del cinema.<span id="more-1337"></span></p>
<p>Negli anni ’60 la nostra cinematografia subiva i tagli di una censura bacchettona che non consentiva nemmeno ai carabinieri di soffiarsi il naso sullo schermo, perché era disdicevole.</p>
<p>E oggi?<br />
Oggi le concessionarie di pubblicità rifiutano la locandina di un film che si intitola “Diario di una ninfomane” perché “ninfomane” è una parola che disturba.<br />
Notare che per “diario di un assassino” nessuno aveva avuto niente da ridire.</p>
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		<title>Te la do gratis, ma solo per pubblicità</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 14:12:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pubblicità ai tempi della crisi. “Conveniente”, “risparmio”, “gratis” sono gli slogan più utilizzati, possibilmente con qualche allusione maliziosa, che il sesso tira sempre, crisi o no. “Fidati, te la do gratis (la montatura)”, dice una bella ragazza da alcuni cartelloni affissi in tutto il Veneto di un gruppo che vende occhiali. A Firenze è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/03/limoni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1189" title="limoni" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/03/paperella.jpg" alt="" width="150" height="111" /></a></p>
<p>La pubblicità ai tempi della crisi.<br />
“Conveniente”, “risparmio”, “gratis” sono gli slogan più utilizzati, possibilmente con qualche allusione maliziosa, che il sesso tira sempre, crisi o no.<br />
“Fidati, te la do gratis (la montatura)”, dice una bella ragazza da alcuni <a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/03/teladogratis.jpg" target="_blank">cartelloni</a> affissi in tutto il Veneto di un gruppo che vende occhiali.</p>
<p>A Firenze è perfino stata censurata dall’amministrazione comunale dopo una serie di proteste per via del contenuto offensivo per le donne.<span id="more-1194"></span></p>
<p>Di sicuro questa pubblicità pecca di mancanza di fantasia, perché ormai anche il tema del me-la-dai te-la-do l’abbiamo sentito in tutte le salse.</p>
<p>Ma offensiva?<br />
Sarà questione di sensibilità.<br />
Io mi sento molto più offesa quando tre sceme mettono dei salvaslip sulle prese dell’aria dello scompartimento di un treno per profumare l’ambiente, o quando una tipa si nasconde sotto un poncho perché ha la pancia gonfia, o quando un’altra si mette a cantare felice che in 5 minuti mi innamorerò della Panatine o quando vedo una deficiente che conta le stelline e le paperelle.</p>
<p>Devo continuare? <img src='http://www.pamelaferrara.com/wp-includes/images/smilies/icon_twisted.gif' alt=':twisted:' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Gabriella Carlucci diventa censore: censuriamola!</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Feb 2009 23:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Roma non hanno niente da fare. Il sospetto l’abbiamo sempre avuto ma quando, per ammazzare il tempo, si cimentano nel tentativo di imbavagliare Internet, ne abbiamo la conferma. L&#8217;ultima brillante idea viene nientemeno che da Gabriella Carlucci che ha proposto il disegno di legge 2195 con uno scopo decisamente nobile: quello di assicurare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/02/gabriella-carlucci.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1050" title="gabriella-carlucci" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/02/gabriella-carlucci.jpg" alt="" width="150" height="115" /></a></p>
<p>A Roma non hanno niente da fare.<br />
Il sospetto l’abbiamo sempre avuto ma quando, per ammazzare il tempo, si cimentano nel tentativo di imbavagliare Internet, ne abbiamo la conferma.</p>
<p>L&#8217;ultima brillante idea viene nientemeno che da Gabriella Carlucci che ha proposto il <a href="http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/33239.htm   " target="_blank">disegno di legge 2195 </a>con uno scopo decisamente nobile: quello di assicurare la tutela della legalità nella Rete Internet.<span id="more-1049"></span></p>
<p>La Carlucci, che fa parte del numeroso gruppo di politicanti che vedono in <em>Facebook </em>una succursale dell&#8217;inferno, vorrebbe vedere sparire l&#8217;anonimato dalla Rete, con una proposta il cui primo comma è già esplicito: &#8220;È fatto divieto di effettuare o agevolare l&#8217;immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima&#8221;.</p>
<p>Cioè dobbiamo firmare con nome e cognome tutto ciò che facciamo in Internet? Mettiamo anche una foto? Magari il numero di cellulare?<br />
Idea curiosa, anche divertente in un certo senso, soprattutto se si considera che già adesso l’anonimato non esiste… mi sa che qualcuno dovrebbe spiegare alla Carlucci che per un Provider Internet fornire i dati anagrafici di un utente è un gioco da ragazzi.</p>
<p>I comma 2,3 e 4, che affrontano i reati di diffamazione e di tutela del diritto d’autore, proseguono in un delirio di chi sta cercando di legiferare su qualcosa che non conosce, senza nemmeno avere l’umiltà di mettersi in Rete per 5 minuti e cercare di capirne la complessità.</p>
<p>Se non altro la Carlucci è riuscita in un‘impresa che credevamo titanica: farci rimpiangere i tempi in cui faceva <em>Portobello</em>.</p>
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		<title>La censura non ci salverà dagli idioti</title>
		<link>http://www.pamelaferrara.com/la-censura-non-ci-salvera-dagli-idioti-0218.html</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 23:05:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il papà di Facebook, Mark Zuckerberg, ha parlato di un’iniziativa destinata a fare di Facebook un riferimento per la pubblicità e le scienze sociali: un “sentiment engine”, cioè un motore di ricerca invisibile che macina tutti i dati che gli utenti di Facebook producono in ogni giorno della loro vita virtuale per arrivare a comprendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/02/censured.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1044" title="censured" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/02/censured.jpg" alt="" width="150" height="103" /></a></p>
<p>Il papà di Facebook, Mark Zuckerberg, ha parlato di un’iniziativa destinata a fare di Facebook un riferimento per la pubblicità e le scienze sociali: un “sentiment engine”, cioè un motore di ricerca invisibile che macina tutti i dati che gli utenti di Facebook producono in ogni giorno della loro vita virtuale per arrivare a comprendere le “masse”, per studiare e analizzare le opinioni.<br />
E intanto l’Italia cosa fa? Censura.<span id="more-1043"></span></p>
<p>Il 5 febbraio la maggioranza ha accettato un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia nel quale si stabilisce che il governo potrà chiedere ai fornitori di accesso (aziende di telecomunicazione) di eliminare quelle pagine dei social network nelle quali si istighi a delinquere o a commettere reati. E’ previsto che si arrivi ad oscurare tutto il sito per impedire la reiterazione del reato, cioè milioni di persone e di conversazioni cancellate per l’infrazione di un singolo.</p>
<p>Senza voler in alcun modo giustificare gli idioti violenti e razzisti che si riversano su Facebook e che comunque rappresentano un esigua minoranza, credo sia arrivato il momento di spegnere l’allarme e smettere di demonizzare la Rete.</p>
<p>Su Facebook nessuno fa male a nessuno: forse il più furbo è stato Obama che l’ha usato per raccogliere voti ma la maggior parte delle persone lo utilizzano in modo del tutto innocente per tenersi in contatto con gli amici, per propinare agli altri le foto del loro matrimonio e dei bebè o addirittura per promuovere cause nobili e aderire agli appelli del momento.</p>
<p>Ovviamente ognuno può esprimere il suo pensiero, come in qualunque paese democratico, il che purtroppo non ci esenta dal subire messaggi vili e stupidi, come i gruppi che inneggiano a Riina che comunque difficilmente raccolgono più di qualche decina di utenti e che vengono cancellati nel giro di pochi giorni grazie alle segnalazioni fatte ai gestori del sistema.</p>
<p>Il problema non è Internet, o Facebook.<br />
Il problema è che un idiota rimane un idiota, sia che scriva sul Web sia che imbratti i muri della città, a meno che non vogliamo demonizzare anche quelli.</p>
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		<title>Maradona: cancellatemi dal Web</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 14:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<category><![CDATA[censura]]></category>
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		<category><![CDATA[maradona]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo aver attaccato giornalisti e fotografi, ora Maradona se la prende anche con Internet e, assieme ad altri 70 vip argentini, ha intrapreso una battaglia legale contro Google e Yahoo!. Lo scopo? Eliminare ogni traccia di sé dal Web. Il bello è che ha già ottenuto diversi risultati: su Yahoo! Argentina digitando nello spazio di ricerca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/12/maradona.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-731" title="maradona" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/12/maradona.jpg" alt="" width="150" height="108" /></a></p>
<p>Dopo aver attaccato giornalisti e fotografi, ora Maradona se la prende anche con Internet e, assieme ad altri 70 vip argentini, ha intrapreso una battaglia legale contro Google e Yahoo!.<br />
Lo scopo? Eliminare ogni traccia di sé dal Web.<br />
Il bello è che ha già ottenuto diversi risultati: su Yahoo! Argentina digitando nello spazio di ricerca il suo nome appare un avviso: “Per legge, ci troviamo obbligati temporaneamente a sospendere alcuni o tutti i risultati relativi a questa ricerca”.<span id="more-730"></span></p>
<p>I motivi?<br />
Questioni di privacy, dice lui, ma più probabilmente all’ex Pibe de Oro non va giù che il Web sia pieno degli aspetti poco edificanti della sua vita: dalla droga all’evasione fiscale al figlio italiano riconosciuto solo dopo una lunga battaglia legale.</p>
<p>Mi sembra giusto.<br />
Anzi, avrei una richiesta anch’io.<br />
C’è una tipa americana, una certa Pamela Ferrara, biondina, con l’aria un po’ insulsa, che si iscrive prima di me su tutto e si è fregata tutti i possibili account di Gmail e dei vari <a href="http://it-it.facebook.com/people/Pamela-Ferrara/1168194859? " target="_blank">social network</a>.<br />
Non sarebbe possibile farla sparire dalla Rete?<br />
E poi&#8230; diciamocelo&#8230; l&#8217;aria da &#8220;Pamela Ferrara&#8221; proprio non ce l&#8217;ha.</p>
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		<title>YouTube si autocensura</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 23:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

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		<description><![CDATA[Risale a ieri la notizia dell’autocensura quasi oscurantista che avrebbe colpito il portale video più famoso al mondo: da qualche giorno è stato spazzato via da YouTube qualunque contenuto che si dimostri più erotico o violento di una puntata dei Teletubbies (Tgcom). A quanto pare basterebbe la presenza di un letto, di una camicetta leggermente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/12/youtube1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-719" title="youtube1" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/12/youtube1.jpg" alt="" width="150" height="87" /></a></p>
<p>Risale a ieri la notizia dell’autocensura quasi oscurantista che avrebbe colpito il portale video più famoso al mondo: da qualche giorno è stato spazzato via da YouTube qualunque contenuto che si dimostri più erotico o violento di una puntata dei Teletubbies (<a href="http://superblog.tgcom.it/wpmu/2008/12/07/you-tube-e-lera-delloscurantismo/" target="_blank">Tgcom</a>).</p>
<p>A quanto pare basterebbe la presenza di un letto, di una camicetta leggermente trasparente o di un’inquadratura che mostra dei glutei, anche coperti, per bandire il video dalle pagine vetrina, quelle più visitate dagli utenti, e relegarlo a un anonimo link che occorre conoscere per poter raggiungere.<span id="more-716"></span></p>
<p>Banditi i video potenzialmente blasfemi e quelli che mostrano violenze, anche simulate.<br />
Ormai non conviene più rischiare: le denunce e i problemi legali si moltiplicano e gli investitori pubblicitari si spaventano.</p>
<p>E’ curioso come le atrocità mostrate dai telegiornali e le chiappe delle veline non abbiano mai turbato nessuno.</p>
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