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	<title>Pamela Ferrara Blog &#187; errori</title>
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	<description>comunicazione 2.0</description>
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		<title>I casini di Google+</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 13:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[errori]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Google+, il nuovo social network di Mountain View, sta già mietendo le prime vittime. Ci siamo tanto scagliati contro la dittatura di Facebook, contro la sua abitudine a chiudere profili ed eliminare contenuti senza fornire alcuna spiegazione, ma pare proprio che anche il nuovo arrivato abbia qualche problema di tolleranza. Non solo ha cacciato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/07/Google+.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4002" title="Google+" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/07/Google+.jpg" alt="" width="200" height="145" /></a><em>Google+</em>, il nuovo social network di <em>Mountain View</em>, <strong>sta già mietendo le prime vittime.</strong><br />
Ci siamo tanto scagliati contro la dittatura di <em>Facebook</em>, contro la sua abitudine a chiudere profili ed eliminare contenuti senza fornire alcuna spiegazione, ma pare proprio che anche il nuovo arrivato abbia qualche problema di tolleranza.</p>
<p>Non solo ha cacciato il <strong>gruppo di hacker </strong><em><strong>Anonymous</strong>,</em> ma ha anche chiuso il profilo di <strong>William Shatner,</strong> il capitano Kirk della prima serie <em>Star Trek.</em><br />
Shatner, attore, musicista e appassionato di tecnologia, era semplicemente entrato su <em>Google+</em> salutando tutti, ma non si sa come si è ritenuto fosse una violazione: &#8220;Ho detto: Ciao a tutti. E a quanto pare si tratta di una violazione delle regole. Forse avrei dovuto dire: arrivederci. Non so ancora cosa sia successo, ma per un po&#8217; non saluterò nessuno. Tanto per non correre rischi&#8221;, ha scherzato quando il suo profilo è stato riattivato.</p>
<p>Anche <strong><em>Repubblica.it</em> è stata cacciata.</strong> Aveva aperto un account con gli stessi contenuti che appaiono su <em>Facebook,</em> articoli e video provenienti dal sito.<br />
Eppure, leggendo le <strong>regole del social network,</strong> si parla solo di chiusura del profilo in casi di utilizzo di materiali a carattere esplicitamente sessuale, argomenti che istigano all&#8217;odio, pubblicazione di informazioni private e riservate, violazione del copyright o attività illecite.</p>
<p>Si vocifera che <em>Google+</em> abbia già pronta una <strong>soluzione per le aziende</strong> (una versione business) e che stia pertanto limitando l’uso tradizionale del social da parte delle stesse. Peccato che tutto ciò non sia scritto sulle famose “regole”.</p>
<p>Lungi da me lo spezzare una lancia in favore di <em>Facebook</em>, ma ricordiamoci che il tanto bistrattato social ha raggiunto un successo forse inaspettato quando ancora non aveva la struttura per poterlo gestire.<br />
<em>Google+</em> ha avuto diversi esempi ai quali ispirarsi, ha avuto decine di persone che ci hanno lavorato in gran segreto per mesi, e tutto ciò che è riuscito a proporre è stato un social inizialmente a “numero chiuso”, che non è stato in grado di soddisfare le numerose richieste di adesione e che, attualmente, chiude i profili senza ragione.<br />
Volevano una partenza col botto, ma somiglia sempre più a un tonfo <img src='http://www.pamelaferrara.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>della vita L&#8217;albero: come gestire gli errori</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 09:40:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Marketing Virale]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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		<category><![CDATA[l'albero della vita]]></category>
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		<description><![CDATA[Capita a tutti di sbagliare. Il problema è che una volta si poteva sperare che i nostri errori passassero inosservati, mentre oggi il Web non perdona e se sbagli il popolo online ti twitta e ti facebucca a nastro. Oggi, se ti capita di sbagliare, l&#8217;unica possibilità che hai è ammetterlo, e rendere l&#8217;errore ancor [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-3927  alignleft" title="albero-della-vita" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/06/albero-della-vita.jpg" alt="albero-della-vita" width="247" height="175" />Capita a tutti di sbagliare.<br />
Il problema è che una volta si poteva sperare che i nostri errori passassero inosservati, mentre oggi<strong> il Web non perdona</strong> e se sbagli il popolo online ti twitta e ti facebucca a nastro.</p>
<p>Oggi, se ti capita di sbagliare, l&#8217;unica possibilità che hai è ammetterlo, e <strong>rendere l&#8217;errore ancor più virale</strong>.<br />
Peccato che ancora in pochi l&#8217;abbiano capito.</p>
<p>Qualche giorno fa, ad esempio, ha fatto il giro del Web la notizia di un cineclub di Bologna (il <em>Lumière</em>), che per 9 giorni ha proiettato &#8220;L&#8217;albero della vita&#8221; di Malick<strong> invertendo le bobine</strong>, solo che <strong>nessuno se n&#8217;è accorto. </strong><br />
Anzi, magari i molti intellettuali frequentatori hanno pure apprezzato:</p>
<p>Par di vederli, mentre escono dalla sala magnificando la genialità del regista nel mettere la parola FINE al termine del primo tempo, superata solo dall’intuizione di inserire i titoli di testa all’inizio del secondo (<a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&amp;ID_articolo=1006&amp;ID_sezione=56&amp;sezione=" target="_blank"><em>La Stampa</em></a>).</p>
<p>Ovviamente nessuna dichiarazione da parte del cinema.</p>
<p>Ecco, se il cinema fosse stato mio, avrei alimentato il tam tam mediatico e buttato tutto sul ridere: &#8220;Film al contrario? Ci abbiamo provato. Ma coi Led Zeppelin ha funzionato meglio&#8221;.</p>
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		<title>Web: vietati gli errori grammaticali</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 10:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[errori]]></category>
		<category><![CDATA[grammatica]]></category>
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		<description><![CDATA[Comunichiamo online; utilizziamo solo 800 vocaboli; violentiamo la lingua italiana con abbreviazioni ed acronimi; viriamo definitivamente verso un gergo che somiglia sempre più ad un codice misterioso e in qualche modo persino ostile. Ma salviamo almeno la grammatica. Zoe Hazelwood, psicologa della Queensland University of Technology, ha studiato le relazioni sul Web e ha decretato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3622" title="web-errori" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/03/web-errori.jpg" alt="web-errori" width="200" height="153" />Comunichiamo online; utilizziamo solo 800 vocaboli; violentiamo la lingua italiana con abbreviazioni ed acronimi; viriamo definitivamente verso un gergo che somiglia sempre più ad un codice misterioso e in qualche modo persino ostile.<br />
<strong>Ma salviamo almeno la grammatica.<br />
</strong><br />
Zoe Hazelwood, psicologa della <em>Queensland University of Technology</em>, ha studiato le relazioni sul Web e ha decretato che <strong>online tutto è tollerato, dalle bugie alle biografie “gonfiate”, ma la lingua deve essere perfetta e priva di errori.</strong></p>
<p>“La gente si forma impressioni del partner online basate su cose come gli errori di ortografia, l’uso di abbreviazioni e acronimi, la quantità di punti esclamativi, l’uso della grammatica”, dice l’esperta. In molti casi questo può essere determinante, soprattutto nel gioco sottile della seduzione, che sempre più spesso viene esercitato attraverso Internet.<br />
Pare infatti che se è facile lasciarsi incantare dal modo in cui scrive una persona, è altrettanto facile <strong>sentirsi imbarazzati se fa troppi errori di ortografia.</strong><br />
Sapevatelo.</p>
<p>E soprattutto ricordate che i congiuntivi sono patrimonio dell’umanità <img src='http://www.pamelaferrara.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Per colpa di Facebook facciamo troppi errori</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 09:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[Facebook e i suoi fratellini, da Twitter a Badoo ma non solo, anche i giochi su computer e il Web in generale… tutto ciò che è online contribuisce a modificare il modo in cui il nostro cervello lavora, finendo per fargli subire una regressione che viene etichettata come vero e proprio processo all&#8217;insegna dell&#8217;infantilismo. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1419" title="baby1" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/05/baby1.jpg" alt="baby1" width="150" height="109" /></p>
<p>Facebook e i suoi fratellini, da <em>Twitter</em> a <em>Badoo</em> ma non solo, anche i giochi su computer e il Web in generale… tutto ciò che è online contribuisce a modificare il modo in cui il nostro cervello lavora, finendo per fargli subire una regressione che viene etichettata come vero e proprio processo all&#8217;insegna dell&#8217;infantilismo.<span id="more-1418"></span></p>
<p>A lanciare l&#8217;allarme è Susan Greenfield del <em>Royal Institution</em>, sulle pagine del <em><a href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-1153583/Social-websites-harm-childrens-brains-Chilling-warning-parents-neuroscientist.html" target="_blank">Daily Mail</a></em>: incollati a <em>Facebook</em>, <em>Flickr</em> o altri siti che possono sfociare nella dipendenza, &#8220;diventa difficile capire quando si sbaglia. Se un bimbo che cade da un albero comprende l&#8217;errore e impara rapidamente a non commetterlo più in futuro, chi sbaglia al pc continua imperterrito, collezionando sviste&#8221;.</p>
<p>La neuropsicologa però dimentica un dettaglio importante, e cioè che in linea di massima queste persone non si dovrebbero chiamare “Internet dipendenti”.<br />
Si dovrebbero chiamare “sceme”.</p>
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