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	<title>Pamela Ferrara Blog &#187; ginevra</title>
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		<title>Grid Fest al Cern: oggi nasce il Web del futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 10:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla fisica al Web del futuro. Si inaugura oggi al Cern la rete &#8220;Grid&#8221; (calcolo a griglia), proprio dove 17 anni fa nacque il World Wide Web. Sviluppata per consentire a migliaia di ricercatori di diversi paesi l’analisi di milioni di collisioni subatomiche che si produrranno nell’acceleratore Large Hadron Collider (Lhc) inaugurato il 10 settembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/10/lhc.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-381" title="lhc" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/10/lhc.jpg" alt="" width="150" height="98" /></a></p>
<p>Dalla fisica al Web del futuro.<br />
Si inaugura oggi al Cern la rete &#8220;Grid&#8221; (calcolo a griglia), proprio dove 17 anni fa nacque il World Wide Web.<br />
Sviluppata per consentire a migliaia di ricercatori di diversi paesi l’analisi di milioni di collisioni subatomiche che si produrranno nell’acceleratore Large Hadron Collider (Lhc) inaugurato il 10 settembre scorso, Grid è un&#8217;architettura informatica planetaria che utilizza contemporaneamente la potenza di calcolo e la memoria di decine di migliaia di differenti computers sparsi nel mondo.</p>
<p>Oggi la potenza di calcolo disponibile volta pagina attraverso il “battesimo” di una griglia la cui potenza è in grado di elaborare quantità di dati pari a 60 Torri Eiffel incastrate una sull&#8217;altra: i principali centri di calcolo di diversi paesi si attiveranno a turno, collegandosi in videoconferenza al laboratorio europeo di Ginevra, pronti a studiare i 15 milioni di Gigabyte che verranno prodotti dall&#8217;acceleratore di particelle ogni anno.<span id="more-380"></span></p>
<p>Purtroppo l’Lhc si è guastato al primo esperimento per via di una fuga di elio causata probabilmente da una connessione elettrica difettosa tra due magneti. I primi fasci di protoni sono comunque stati iniettati e fatti circolare in senso orario e antiorario provocando collissioni che ci porteranno a scoprire i segreti della nascita dell’universo.</p>
<p>Alla faccia di chi aveva temuto che la potenza prodotta nei 27 km di tunnel sotterraneo potesse spazzare via la Terra, o almeno cancellarne una buona parte.<br />
Verrà spazzato via il vecchio Web, invece… la terra ce la terremo ancora per un po’ e con essa tutti quei parenti e colleghi che speravamo di vedere avvolti dal buco nero, naturalmente con tanto affetto.</p>
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		<title>Il Big Bang del Cern rivoluzionerà l’informatica</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 14:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scontro tra protoni che si è verificato stamattina all’interno del Large Hadron Collider del Cern di Ginevra non solo rivoluzionerà la fisica ma probabilmente anche l’informatica. L’esperimento produrrà infatti un enorme mole di dati, che secondo le stime corrisponderà a circa un gigabyte al secondo, che dovrà essere resa disponibile ai ricercatori di tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/09/google1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-316" title="google1" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/09/google1.jpg" alt="" width="150" height="90" /></a></p>
<p>Lo scontro tra protoni che si è verificato stamattina all’interno del Large Hadron Collider del Cern di Ginevra non solo rivoluzionerà la fisica ma probabilmente anche l’informatica.<br />
L’esperimento produrrà infatti un enorme mole di dati, che secondo le stime corrisponderà a circa un gigabyte al secondo, che dovrà essere resa disponibile ai ricercatori di tutto il mondo: si parla di 15 milioni di gigabyte l’anno.<span id="more-315"></span></p>
<p>Per rendere questi dati accessibili, gli scienziati del Cern hanno realizzato una nuova rete informatica chiamata &#8220;Lhc Computing Grid&#8221;, che gestisce i dati attraverso grandi reti di super computer connessi tra loro chiamate &#8220;strati&#8221;: lo strato 0 si trova presso il Cern di Ginevra e usufruisce della potenza di calcolo di 100.000 dei più veloci processori attualmente disponibili: è qui che vengono raccolti e conservati i dati grezzi degli esperimenti. Da qui poi i dati vengono inviati su una rete dedicata da 10 gigabit al secondo (10.000 volte più veloce di una normale connessione domestica) verso lo strato 1, una rete di computer distribuiti tra Europa, Asia e Nord America. A questo livello i dati vengono disaggregati e distribuiti su altri 140 strati composti da mini reti di 2 computer localizzati in università e centri di ricerca. E’ a quest’ultimo livello che gli scienziati potranno collegarsi per avere accesso alle informazioni.</p>
<p>Insomma Internet si avvia verso il futuro, sempre che non veniamo tutti risucchiati dal buco nero.</p>
<p>E se tutta questa messa in scena fosse servita solo ad attirare l’interesse mediatico, vista l’ingente somma di denaro investita nel progetto?</p>
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		<title>Internet e il Big Bang del Cern</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Sep 2008 00:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dicono che domani finirà il mondo. Per saperne di più vai su Internet, digiti “cern ginevra” e ti compaiono 78.600  risultati di ricerca sull’esperimento che dovrebbe ricreare il Big Bang. Dagli entusiasti “C’è grande attesa, nel mondo scientifico e non solo, per il test in programma mercoledì 10 settembre presso il Cern di Ginevra che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/09/cern.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-300" title="cern" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/09/cern.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a></p>
<p>Dicono che domani finirà il mondo.<br />
Per saperne di più vai su Internet, digiti “cern ginevra” e ti compaiono 78.600  risultati di ricerca sull’esperimento che dovrebbe ricreare il Big Bang.</p>
<p>Dagli entusiasti “C’è grande attesa, nel mondo scientifico e non solo, per il test in programma mercoledì 10 settembre presso il Cern di Ginevra che cercherà di replicare il Big Bang”… ai fatalisti: “Ci sono paure che possa creare buchi neri in grado di risucchiare il Cern, l&#8217;Europa e l&#8217;intero pianeta, o che aprirà la strada a esseri di altri universi che possano invadere la terra”.<br />
Quest’ultima è strepitosa.</p>
<p>Benedetta Rete, cerchi la noiosa attualità e ti ritrovi a sorridere pensando agli alieni che se ne stanno lì in attesa, dopo aver messo in folle il disco volante con le luci verdi intermittenti, ad aspettare che un genio del Cern prema il pulsante.<span id="more-299"></span></p>
<p>Qualcuno addirittura dichiara guerra all&#8217;esperimento: “Il Cern finisce in tribunale; Esposto contro l’acceleratore di particelle di Ginevra, può distruggere la terra”.</p>
<p>E dato che ciò che diciamo diventa più vero se rappresentato attraverso immagini che creano il giusto sottofondo emotivo, naturalmente è il caso di fare un giro su YouTube e vedere cosa ci riserva.</p>
<p>Già, perché articoli e parole sanno di vecchio.<br />
Meglio catturare l’attenzione attraverso il multimediale.<br />
Si comincia da una sorta di moderno <a href="http://it.youtube.com/watch?v=cJFllPVIcpg" target="_blank">documentario</a> sul Cern per poi continuare con la <a href="http://it.youtube.com/watch?v=BXzugu39pKM" target="_blank">ricostruzione del buco nero </a>che inghiottirà la terra, video da maneggiare con cautela perché contiene un alto tasso di delirio.<br />
Ma ormai i tempi sono (nuovamente) cambiati e nemmeno questo basta più: così gli scienziati del Cern hanno girato un <a href="http://it.youtube.com/watch?v=j50ZssEojtM" target="_blank">video rap </a>per promuovere l’esperimento. Ciccare per credere.</p>
<p>&#8220;Quello che mi piacerebbe vedere è l&#8217;inaspettato&#8221;, ha detto Gerardus t&#8217;Hooft dell&#8217;Università del Michigan. Forse, ha suggerito, la macchina Large Hardron Collider &#8220;ci mostrerà cose che non pensavamo esistessero&#8221;.<br />
Se è per questo YouTube lo fa ogni giorno.</p>
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