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	<title>Pamela Ferrara Blog &#187; Google</title>
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		<title>I casini di Google+</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 13:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google+, il nuovo social network di Mountain View, sta già mietendo le prime vittime. Ci siamo tanto scagliati contro la dittatura di Facebook, contro la sua abitudine a chiudere profili ed eliminare contenuti senza fornire alcuna spiegazione, ma pare proprio che anche il nuovo arrivato abbia qualche problema di tolleranza. Non solo ha cacciato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/07/Google+.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4002" title="Google+" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/07/Google+.jpg" alt="" width="200" height="145" /></a><em>Google+</em>, il nuovo social network di <em>Mountain View</em>, <strong>sta già mietendo le prime vittime.</strong><br />
Ci siamo tanto scagliati contro la dittatura di <em>Facebook</em>, contro la sua abitudine a chiudere profili ed eliminare contenuti senza fornire alcuna spiegazione, ma pare proprio che anche il nuovo arrivato abbia qualche problema di tolleranza.</p>
<p>Non solo ha cacciato il <strong>gruppo di hacker </strong><em><strong>Anonymous</strong>,</em> ma ha anche chiuso il profilo di <strong>William Shatner,</strong> il capitano Kirk della prima serie <em>Star Trek.</em><br />
Shatner, attore, musicista e appassionato di tecnologia, era semplicemente entrato su <em>Google+</em> salutando tutti, ma non si sa come si è ritenuto fosse una violazione: &#8220;Ho detto: Ciao a tutti. E a quanto pare si tratta di una violazione delle regole. Forse avrei dovuto dire: arrivederci. Non so ancora cosa sia successo, ma per un po&#8217; non saluterò nessuno. Tanto per non correre rischi&#8221;, ha scherzato quando il suo profilo è stato riattivato.</p>
<p>Anche <strong><em>Repubblica.it</em> è stata cacciata.</strong> Aveva aperto un account con gli stessi contenuti che appaiono su <em>Facebook,</em> articoli e video provenienti dal sito.<br />
Eppure, leggendo le <strong>regole del social network,</strong> si parla solo di chiusura del profilo in casi di utilizzo di materiali a carattere esplicitamente sessuale, argomenti che istigano all&#8217;odio, pubblicazione di informazioni private e riservate, violazione del copyright o attività illecite.</p>
<p>Si vocifera che <em>Google+</em> abbia già pronta una <strong>soluzione per le aziende</strong> (una versione business) e che stia pertanto limitando l’uso tradizionale del social da parte delle stesse. Peccato che tutto ciò non sia scritto sulle famose “regole”.</p>
<p>Lungi da me lo spezzare una lancia in favore di <em>Facebook</em>, ma ricordiamoci che il tanto bistrattato social ha raggiunto un successo forse inaspettato quando ancora non aveva la struttura per poterlo gestire.<br />
<em>Google+</em> ha avuto diversi esempi ai quali ispirarsi, ha avuto decine di persone che ci hanno lavorato in gran segreto per mesi, e tutto ciò che è riuscito a proporre è stato un social inizialmente a “numero chiuso”, che non è stato in grado di soddisfare le numerose richieste di adesione e che, attualmente, chiude i profili senza ragione.<br />
Volevano una partenza col botto, ma somiglia sempre più a un tonfo <img src='http://www.pamelaferrara.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Google+ vs Facebook: la sfida dei social</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 05:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non volevo parlarne, perché è troppo presto per tirare le somme e perché, quando si nomina Google+, alla fine la domanda è una sola: riuscirà a scalzare Facebook? Ma dopo l’ennesima richiesta e l’ennesima sollecitazione di una mia opinione a riguardo, ho deciso di togliermi il pensiero. La sostanziale differenza tra Google+ e gli altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/07/google+.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3983" title="google+" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/07/google+.jpg" alt="" width="200" height="119" /></a>Non volevo parlarne, perché è troppo presto per tirare le somme e perché, quando si nomina <strong><em>Google+</em></strong>, alla fine la domanda è una sola: <strong>riuscirà a scalzare <em>Facebook</em>?</strong><br />
Ma dopo l’ennesima richiesta e l’ennesima sollecitazione di una mia opinione a riguardo, ho deciso di togliermi il pensiero.</p>
<p>La sostanziale differenza tra <em>Google+</em> e gli altri social sono le <strong>“cerchie”</strong>, cioè la possibilità di suddividere i contatti in diversi “contenitori” e di decidere quali contenuti rendere pubblici a quali persone in modo molto semplice. Il concetto non è sbagliato: dato che nella vita di tutti i giorni non comunichiamo con tutti allo stesso modo, <strong>è giusto che il nostro modo di comunicare possa essere differenziato in base all’interlocutore anche sui social</strong>. Ma quanto può interessare questa funzione all’utente medio che, come sappiamo, ha circa 120 amici e non ha problemi a mettere in piazza i fatti suoi?</p>
<p>Interessante la <strong>chat video</strong>, che consente una videoconferenza online includendo fino a 10 persone presenti nelle nostre cerchie e il dialogo tra i vari servizi <em>Google</em> che ci consente, ad esempio, di aggiornare <em>G+</em> direttamente da <em>Gmail.</em></p>
<p>Ci sono gli <strong>&#8220;spunti&#8221;</strong>, che consentono di ottenere una serie di news su un argomento digitando la chiave che ci interessa, ma attualmente <em>Google</em> non si sta dimostrando in grado di seguire le nostre aree di interesse e le news vengono raccolte un po’ a caso, e il <strong>pulsante +1</strong> che raccoglie in un’unica sezione tutto ciò che ci piace ma che in sostanza non si differenzia particolarmente dal “like” di <em>Facebook</em>.</p>
<p>Ad oggi e secondo le stime approssimative di Paul Allen, il nuovo social di bigG avrebbe già raccolto 10milioni di iscritti, ma non esistono dati ufficiali. Se così fosse si tratterebbe di un piccolo record, magari dettato dal meccanismo dell’invito e dalla conseguente isteria per cercare di entrarvi: si sa, <strong>per fare in modo che qualcosa diventi di massa, cominciate a dire che è per pochi.</strong></p>
<p>Detto questo e arrivando al punto della questione, cioè se <em>Google+</em> supererà o meno il rivale <em>Facebook</em>, secondo me i due social finiranno per convivere più o meno pacificamente.<br />
Certo se l’intenzione di <em>Google+</em> è quella di diventare uno strumento di massa dovrà utilizzare argomenti davvero molto convincenti per far migrare 700milioni di utenti, argomenti che al momento non ha.<br />
<strong>Per ottenere il successo</strong>, soprattutto quando si parla di queste cifre, <strong>non è sufficiente essere “migliori”, bisogna essere “diversi”,</strong> magari attirando una nicchia di persone che su <em>Facebook</em> non si trova bene e tenendo conto di tutti quei bisogni che finora non sono stati soddisfatti.<br />
In poche parole: sì a <em>Google+</em> come alternativa, no a <em>Google+</em> come clone (di <em>Facebook </em>naturalmente)<em>.</em><br />
My 2 cents <img src='http://www.pamelaferrara.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Per colpa del Web stiamo perdendo la memoria</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 05:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Periodicamente, a cadenza più o meno semestrale, viene diffusa la notizia secondo la quale l’utilizzo di Google e del Web ci rende stupidi, deconcentrati, pigri, smemorati. L’ultimo studio sull’argomento viene dalla Columbia University di New York e stabilisce che sia la nostra memoria sia la nostra capacità di apprendimento sono cambiate e si sono adattate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/07/web-cervello.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3980" title="web-cervello" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/07/web-cervello.jpg" alt="" width="200" height="170" /></a>Periodicamente, a cadenza più o meno semestrale, viene diffusa la notizia secondo la quale <strong>l’utilizzo di <em>Google</em> e del Web ci rende stupidi, deconcentrati, pigri, smemorati.</strong></p>
<p>L’ultimo studio sull’argomento viene dalla <em>Columbia University</em> di New York e stabilisce che sia la nostra memoria sia la nostra capacità di apprendimento sono cambiate e si sono adattate all’uso del Web, cioè si sono indebolite perché le risposte istantanee di<em> Google</em> e degli altri motori di ricerca hanno <strong>attenuato la nostra naturale capacità di memorizzare informazioni.</strong></p>
<p>In poche parole Internet ricorda per noi dati che possiamo ritrovare quando vogliamo, senza <strong>prenderci la briga di doverli imparare:</strong> per questo motivo i giovani sottoposti alla ricerca hanno ricordato informazioni se veniva detto loro che non avrebbero più potuto recuperarle, mentre coloro che avevano a disposizione un pc sul quale annotarle e poterle ritrovare in seguito non le hanno ricordate.</p>
<p>Pare insomma che per colpa di <em>Google</em> il nostro modo di prestare attenzione alle cose e la nostra capacità di concentrazione siano mutate definitivamente.<br />
Lo ha detto il tizio che fa le ricerche che vengono pubblicate da quel giornale scientifico comesichiama <img src='http://www.pamelaferrara.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Google e il taxista di Mantova</title>
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		<pubDate>Wed, 25 May 2011 19:39:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eric Schmidt, presidente di Google, martedì 24 maggio ha inviato un messaggio al Corriere della Sera con un invito: “L’economia italiana che vuole diventare new impari dal tassista di Mantova”. Ma chi è costui e come mai è così importante? Si chiama Federico Hofer, originario di Gela, in Sicilia, trasferitosi in Lombardia per cercare lavoro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3859" title="taxi" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/05/taxi1.jpg" alt="taxi" width="200" height="200" />Eric Schmidt, presidente di <em>Google</em>, martedì 24 maggio ha inviato un messaggio al <em>Corriere della Sera</em> con un invito: “<strong>L’economia italiana che vuole diventare <em>new</em> impari dal tassista di Mantova</strong>”.</p>
<p>Ma chi è costui e come mai è così importante?</p>
<p>Si chiama Federico Hofer, originario di Gela, in Sicilia, trasferitosi in Lombardia per cercare lavoro e, come tanti altri, rimasto vittima della crisi e senza occupazione.<br />
Così si è spremuto le meningi e nel 2009<strong> ha creato un sito di “noleggio auto con conducente”</strong>, che parte da Mantova per andare a prendere i turisti in aeroporto e portarli a destinazione, o per un tour sul lago di Garda. Un servizio esclusivo, solo su prenotazione, disponibile 24 ore su 24.</p>
<p>L’estate scorsa il grande salto: quello internazionale. <strong>Ora il suo nome compare anche nei motori di ricerca francesi, inglesi, tedeschi e olandesi</strong> e, secondo Eric Schmidt, sta indicando al mondo il cammino da seguire.</p>
<p>Lui si dichiara contento del suo lavoro e di fatturare ogni mese dai 5 ai 6mila euro.<br />
Fermo restando che col porno avrebbe guadagnato di più.</p>
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		<title>Gusti musicali e false notizie</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 08:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo un sondaggio del sito di incontri Tastebuds, che funziona in base ai gusti musicali, cioè trovandoti la persona giusta in base al genere di musica che ascolti, chi preferisce Lady Gaga e Katy Perry è molto inibito quando si tratta di primo appuntamento, così come gli appassionati dei Coldplay, in assoluto i meno inclini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3789" title="sondaggi-musica" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/05/sondaggi-musica.jpg" alt="sondaggi-musica" width="200" height="143" />Secondo un sondaggio del sito di incontri<em> Tastebuds</em>, che funziona in base ai gusti musicali, cioè trovandoti la persona giusta in base al genere di musica che ascolti, <strong>chi preferisce Lady Gaga e Katy Perry è molto inibito quando si tratta di primo appuntamento</strong>, così come gli appassionati dei Coldplay, in assoluto i meno inclini a fare sesso dopo un solo incontro.</p>
<p>Il sondaggio sarebbe stato svolto chiedendo agli utenti quanto sono disposti a spingersi alla prima uscita e incrociando le risposte con le preferenze musicali.</p>
<p>A parte che trovo quantomeno perversa l’idea di accoppiare le persone in base alla musica che ascoltano, ma l’aspetto più interessante è che ovviamente <strong>questo sondaggio non è reale.<br />
</strong><br />
In Italia funziona così: le cosiddette notizie (che sempre più spesso sono sondaggi) rimbalzano da una testata giornalistica all’altra <strong>senza che nessuno si ponga il problema di verificarle</strong>, e questo è il motivo per cui un tizio come Klaus Davi continua ad esercitare.</p>
<p>Se ci fate caso questi sondaggi sono sempre più frequentemente svolti da siti Web, non tanto per “far parlare di sé” (sebbene questo sia un aspetto importante) ma soprattutto <strong>per questioni SEO, cioè di posizionamento sui motori di ricerca.</strong><br />
Diffondendo comunicati stampa di questo genere, infatti, i siti Web si garantiscono una serie di link utilissimi alla loro indicizzazione su Google con determinate chiavi, mettendo in pratica la cosiddetta “<strong>strategia di link building</strong>”.</p>
<p>Quindi, se ascoltate Lady Gaga o Katy Perry, potete dormire sonni tranquilli.<br />
Preoccupatevi solo se siete fans di Apicella, ma per altri motivi <img src='http://www.pamelaferrara.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Bunga bunga: il motore di ricerca</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 19:17:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per chi vuole trovare facilmente notizie sul caso giudiziario dell’anno o leggere tutte le news censurate dai media, è nato il motore di ricerca Bungle Bungle. Il nome è un incrocio tra Google e Bunga (ma Bungle in inglese significa anche “pasticcio”), e si ispira alla grafica del più famoso motore di ricerca, con alcune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3593" title="bungle" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2011/02/bungle.jpg" alt="bungle" width="200" height="149" />Per chi vuole trovare facilmente notizie sul caso giudiziario dell’anno o leggere tutte le news censurate dai media, <strong>è nato il motore di ricerca <em>Bungle Bungle</em>.</strong></p>
<p>Il nome è un incrocio tra <em>Google</em> e Bunga (ma Bungle in inglese significa anche “pasticcio”), e si ispira alla grafica del più famoso motore di ricerca, con alcune differenze.<br />
Sotto la barra di ricerca, al posto di “pubblicità” o “soluzioni aziendali” troviamo <strong>“conflitto di interesse”, “leggi ad personam” e “tutto su B”</strong>, mentre il pulsante di ricerca “mi sento fortunato” si è trasformato in <strong>“mi sento intercettato”.</strong></p>
<p>Il progetto è stato ideato e realizzato da Marcello Barile con la volontà di “rendere di facile accesso notizie che solitamente passano in sordina sui media”.</p>
<p>Provatelo. Funziona addirittura meglio di GOGOL <img src='http://www.pamelaferrara.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>The Google Job Experiment per trovare lavoro</title>
		<link>http://www.pamelaferrara.com/the-google-job-experiment-per-trovare-lavoro-1222.html</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 12:07:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi persiste e pur di trovare un lavoro siamo disposti a tutto: abbiamo già visto il caso (poi seguito da altri) del tizio che si è messo all’asta su eBay e anche del manager che si è proposto attraverso un manifesto pubblicitario. L’ultima trovata geniale è stata di Alec Brownstein, pubblicitario di New York, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3461" title="google" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2010/12/google1.jpg" alt="google" width="200" height="129" />La crisi persiste e pur di trovare un lavoro siamo disposti a tutto: abbiamo già visto il caso (poi seguito da altri) del tizio che si è messo all’asta su <a href="http://www.pamelaferrara.com/disoccupato-asta-ebay-0226.html" target="_blank"><em>eBay</em></a> e anche del manager che si è proposto attraverso un <a href="http://www.pamelaferrara.com/vendesi-manager-1113.html" target="_blank">manifesto</a> pubblicitario.</p>
<p>L’ultima trovata geniale è stata di Alec Brownstein, pubblicitario di New York, che <strong>ha trovato lavoro presso la <em>Young &amp; Rubicam</em></strong> <strong>proponendosi attraverso</strong> <strong><em>Google AdWords</em></strong>.</p>
<p>Dopo aver identificato i suoi datori di lavoro ideali, ha ipotizzato che <strong>ognuno di loro prima o poi avrebbe fatto una ricerca su <em>Google</em> digitando il proprio nome e cognome:</strong> così ha acquistato su <em>AdWords</em> le parole chiave relative ai nomi e cognomi delle persone per le quali avrebbe voluto lavorare.</p>
<p>E’ poi successo che uno di questi, Ian Reichenthal, abbia davvero cercato se stesso su <em>Google</em>, e in prima posizione gli sia uscito il messaggio: “Hey, Ian Reichenthal. Googling yourself is a lot of fun. Hiring me is a lot of fun, too” (= “Ciao Ian Reichenthal. Cercare il tuo nome su Google è molto divertente. Ma assumere me sarà altrettanto divertente!”).<br />
Il link all’interno dell’annuncio era poi collegato al sito personale di Alec.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=7FRwCs99DWg" target="_blank">Qui</a> potete vedere il video con la strategia di Alec spiegata passo passo.</p>
<p>Siamo certi che la tattica funzioni: le escort la utilizzano da anni con grande successo.</p>
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		<title>Le parole più cercate su Google nel 2010</title>
		<link>http://www.pamelaferrara.com/le-parole-piu-cercate-su-google-nel-2010-1214.html</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 08:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Puntuale come ogni anno la classifica di Google.it sui termini più ricercati, che rispecchiano un po’ i tempi, i nostri interessi e preferenze, tanto che il motore di ricerca è arrivato a stilare anche delle classifiche a tema, che ci offrono uno spaccato per macro aree. Tra i termini nella graduatoria di crescente popolarità troviamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3435" title="google" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2010/12/google.jpg" alt="google" width="200" height="145" />Puntuale come ogni anno la <strong>classifica di <em>Google.it</em> sui termini più ricercati</strong>, che rispecchiano un po’ i tempi, i nostri interessi e preferenze, tanto che il motore di ricerca è arrivato a stilare anche delle classifiche a tema, che ci offrono uno spaccato per macro aree.</p>
<p>Tra i termini nella graduatoria di <strong>crescente popolarità</strong> troviamo “chatroulette”, “mondiali 2010” e “google traduttore”. In pratica gli italiani pensano solo al sesso e al calcio… e sono pure ignoranti.<br />
Tra le parole “significato” di crescente popolarità troviamo invece “bunga bunga” e “waka waka”, tanto per non peccare di incoerenza coi temi precedenti.</p>
<p>Ma ecco nell’ordine le chiavi di ricerca maggiormente digitate in assoluto:<br />
<strong>1. Facebook<br />
2. Youtube<br />
3. Libero<br />
4. Meteo<br />
5. Giochi<br />
6. Streaming<br />
7. Google<br />
8. Yahoo<br />
9. Corriere<br />
10. Alice </strong></p>
<p>Ora viene da chiedersi: ma chi diavolo ricerca “Google” su <em>Google</em>?<br />
Probabilmente gli stessi che cercano “Corriere” dimenticandosi di aggiungere “droga”.</p>
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		<title>La pubblicità di Google in TV</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 10:08:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblicità]]></category>
		<category><![CDATA[spot]]></category>
		<category><![CDATA[tv]]></category>

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		<description><![CDATA[Google è arrivato sulle reti italiane con uno spot pubblicitario che fornisce una panoramica sui servizi del motore di ricerca per trovare informazioni, notizie, immagini, mappe. In uno dei due spot in rotazione, ad esempio, si vede un neo papà alle prese con la preparazione per il nuovo arrivo, dalla scelta del nome a quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3386" title="google" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2010/11/google.jpg" alt="google" width="200" height="148" /><strong><em>Google</em> è arrivato sulle reti italiane con uno spot pubblicitario </strong>che fornisce una panoramica sui servizi del motore di ricerca per trovare informazioni, notizie, immagini, mappe.</p>
<p>In uno dei due <a href="http://www.youtube.com/watch?v=FMngVQ81ZCI&amp;feature=pyv&amp;ad=6204569202&amp;kw=corsa" target="_blank">spot</a> in rotazione, ad esempio, si vede un neo papà alle prese con la preparazione per il nuovo arrivo, dalla scelta del nome a quella della cameretta alla ricerca dell’ospedale alle istruzioni su come cambiare un pannolino.</p>
<p>I video della campagna, battezzata <strong>&#8220;Cosa cerchi oggi?&#8221;</strong>, sono davvero belli e accattivanti, anche se costituiscono una <strong>scelta particolarmente insolita per un’azienda che ha costruito il suo successo interamente online.</strong></p>
<p>Verrebbe da chiedersi: perché, perché, perchèèèè l’hai fatto?</p>
<p>Probabilmente perché siamo un popolo retrogrado che ha bisogno che Internet arrivi in TV per farsi conoscere meglio, in una società in cui solo ciò che passa per il cavo catodico di una volta risulta degno di attenzione.<br />
Come se i mocciosi che vogliono fare la cacca da Paolo, Emilio Fede con un occhio nero o Benedetta Parodi che cucina la torta mezza matta fossero momenti cruciali della nostra esistenza.</p>
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		<title>Google car: arriva l’automobile senza pilota</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 06:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>

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		<description><![CDATA[Arriva la Google car che fa a meno del pilota. La macchina, avvistata più volte in California sulla Highway n.1 tra San Francisco e Los Angeles, è in cantiere da tempo: i tecnici del più famoso motore di ricerca stanno lavorando al progetto da quattro anni e la strana Toyota Prius, dotata di una doppia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3222" title="google-car" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2010/10/google-car.jpg" alt="google-car" width="200" height="143" />Arriva la <strong><em>Google</em> car</strong> che fa a meno del pilota. La macchina, avvistata più volte in California sulla Highway n.1 tra San Francisco e Los Angeles, è in cantiere da tempo: i tecnici del più famoso motore di ricerca stanno lavorando al progetto da quattro anni e la strana <em>Toyota Prius</em>, <strong>dotata di una doppia telecamera sul tetto</strong>, è diventata quasi familiare su quel tratto di strada americano (<a href="http://www.repubblica.it/motori/attualita/2010/10/10/news/google_dal_web_all_auto-7924043/" target="_blank"><em>La Repubblica</em></a>).</p>
<p>Secondo quanto dichiara <em>Goolge</em>, ad oggi sono stati realizzati 7 prototipi che <strong>hanno percorso più di 1.000 chilometri senza l´intervento di un essere umano</strong> e più di 140.000 chilometri con interventi occasionali dell´uomo; gli ingegneri sostengono che l´unico <strong>incidente di rilievo</strong> è accaduto quando una di queste auto con intelligenza artificiale è partita in retromarcia dopo essersi fermata a un semaforo rosso.</p>
<p>L’auto sembra essere guidata da un software che <strong>garantisce reazioni più veloci rispetto a quelle di un essere umano</strong> leggendo i micromovimenti delle ruote anteriori e guardando negli abitacoli delle altre macchine e analizzando se il pilota gira la testa o come tiene le mani sul volante.</p>
<p>Chissà se la full version è dotata di dispositivo per insultare chi taglia la strada.</p>
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