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	<title>Pamela Ferrara Blog &#187; grande fratello</title>
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		<title>Internet Eyes, pagati per spiare</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 22:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Il grande fratello è tra noi ma, fortunatamente, per ora parla solo inglese.
Si chiama “Internet Eyes” ed è l’ultima trovata del Regno Unito che offre fino a mille sterline a chi è disposto a visionare i filmati di sorveglianza di istituzioni, imprese e negozi.
La Gran Bretagna è infatti il paese più controllato al mondo, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2154" title="occhio" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/10/occhio.jpg" alt="occhio" width="150" height="113" /></p>
<p>Il <strong>grande fratello</strong> è tra noi ma, fortunatamente, per ora parla solo inglese.<br />
Si chiama “<strong>Internet Eyes</strong>” ed è l’ultima trovata del Regno Unito che offre fino a mille sterline a chi è disposto a visionare i filmati di sorveglianza di istituzioni, imprese e negozi.<span id="more-2153"></span></p>
<p>La Gran Bretagna è infatti il paese <strong>più controllato al mondo</strong>, con più di 4 milioni di <strong>telecamere</strong> disseminate ovunque, praticamente una ogni 14 abitanti: fare qualunque cosa, anche le più banali, senza essere osservati è praticamente impossibile.</p>
<p>Però un conto è un sorvegliante, ad esempio di un’azienda, che sta tutte le notti a guardare cosa succede nel parcheggio.<br />
Un altro conto è che chiunque lo possa fare via Internet.</p>
<p>Il progetto, infatti, la cui prima prova verrà effettuata a novembre a Stratford-Upon-Avon, prevede che chiunque si registri sul sito possa monitorare le <strong>immagini di 4 telecamere</strong> e segnalare eventuali movimenti sospetti al diretto proprietario. In base ai crimini sventati l’osservatore accumulerà dei punti, che potrebbero poi trasformarsi in denaro.</p>
<p>Prepariamoci a chi beccherà la moglie con l’amante, sperando che si tratti del fratello stesso del “guardone”.</p>
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		<title>La pubblicità di Google e gli interessi degli utenti</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 23:05:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Google sperimenta una nuova forma di pubblicità basata sugli interessi degli utenti.
La notizia sta invadendo i giornali online e per chi, come me, non è particolarmente fissato con questioni di privacy, l’idea è allettante. Finalmente non vedrò più durante la navigazione pubblicità che mi propongono una cura per i parassiti dell’intestino o che mi chiedono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/03/google.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1125" title="google" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/03/google.jpg" alt="" width="150" height="110" /></a></p>
<p><em>Google</em> sperimenta una nuova forma di pubblicità basata sugli interessi degli utenti.<br />
La notizia sta invadendo i giornali online e per chi, come me, non è particolarmente fissato con questioni di privacy, l’idea è allettante. Finalmente non vedrò più durante la navigazione pubblicità che mi propongono una cura per i parassiti dell’intestino o che mi chiedono se ho problemi di candida (ne avevo parlato <a href="http://www.pamelaferrara.com/google-adsense-imbarazzanti-1121.html" target="_blank">qui</a>): vedrò invece pubblicità di prodotti o servizi che realmente mi interessano come manuali di guerrilla marketing o ruote da rollerblade.<span id="more-1124"></span></p>
<p>Questo nuovo tipo di pubblicità si basa sugli interessi espressi dalle visite effettuate dagli utenti a siti appartenenti al network della rete di contenuti di <em>Google</em> e a <em>YouTube</em>: se ad esempio un utente ha cercato delle scarpe da calcio su un sito di abbigliamento sportivo, l&#8217;inserzionista potrebbe voler inviare una comunicazione pubblicitaria a quel determinato utente in periodo di saldi.<br />
Fino a qui i vantaggi di questo strumento sono indubbi.<br />
Quando però si comincia a parlare di <em>YouTube</em> l’idea acquista una prospettiva diversa: gli annunci pubblicitari vengono selezionati in base alle categorie di interesse associate agli utenti in seguito ai video che hanno guardato. Ad esempio le persone che guardano spesso video di auto e siti di automobilismo verranno inserite nella categoria degli appassionati di automobili e, di conseguenza, avranno la possibilità di vedere annunci pubblicitari per lo più legati al mondo dell&#8217;auto.<br />
E se i video che guardano non sono di automobili?<br />
Avete sicuramente capito dove voglio arrivare.</p>
<p>Anni fa mi sono ritrovata ad una riunione con pezzi relativamente grossi. Siamo tutti seduti intorno a un tavolo, il CEO di un’importante impresa collega il suo portatile al videoproiettore per navigare in Internet ma non funziona, così viene chiamato un tecnico il quale prontamente risolve il problema e per testare il funzionamento della Rete apre la cronologia di <em>Explorer</em>, seleziona un sito a caso e parte su schermo gigante il sito di un locale di lap dance.</p>
<p>Ecco. Se sono queste le vostre preferenze di navigazione, d’ora in poi vi consiglio la navigazione solitaria perché potrebbero apparirvi messaggi pubblicitari quantomeno imbarazzanti.</p>
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		<title>Il lato oscuro di Google, assassino di animali</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 11:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
In piena Google dance, mentre tutti cerchiamo di capire le nuove regole e cosa cambiare nei nostri siti per fare in modo che continuino a piacere a Google, dimostrando così per l’ennesima volta il grande potere di questo motore di ricerca, lui, il motore per eccellenza, è sempre più al centro delle polemiche.
Mentre il Grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/01/google1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-973" title="google1" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/01/google1.jpg" alt="" width="150" height="101" /></a></p>
<p>In piena <em>Google</em> dance, mentre tutti cerchiamo di capire le nuove regole e cosa cambiare nei nostri siti per fare in modo che continuino a piacere a <em>Google</em>, dimostrando così per l’ennesima volta il grande potere di questo motore di ricerca, lui, il motore per eccellenza, è sempre più al centro delle polemiche.</p>
<p>Mentre il <em>Grande Fratello</em> tiene incollati agli schermi milioni di italiani, la sensazione di essere spiati se non si è consenzienti non fa certo piacere e <em>Google Street View</em>, che riprende le nostre case ma anche noi in gesti quotidiani che sono, come ogni cosa, interpretabili, scatena ogni giorno le ire di qualcuno.<span id="more-972"></span></p>
<p>Un uomo nel South Dakota viene ripreso da <em>Street View</em> mentre si aggira con un fucile in mano e viene subito pubblicato su un sito statunitense specializzato in notizie di azioni criminali, come se il fatto di avere un fucile in mano, indipendentemente dall’uso che se ne farà, fosse di per sé già un’azione criminale.</p>
<p>Ma andarsene in giro a riprendere il mondo può rivelarsi un’arma a doppio taglio.<br />
“Troupe <em>Google Street View</em> uccide Bambi: orrore sul Web” titola <a href="http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/TROUPE-quotGOOGLE-STREET-VIEWquot-UCCIDE-BAMBI-ORRORE-SUL-WEB/news-dettaglio/3527777" target="_blank"><em>Repubblica</em></a> e “Bambi prima vittima di <em>Google</em>” titola il <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_gennaio_30/cerbiatto_ucciso_streetview_c39e524c-eef4-11dd-ba39-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><em>Corriere Della Sera</em></a>.<br />
A parte che questo modo di riportare le notizie per farle sembrare sempre più atroci fa un po’ ridere, come se <em>Google</em> avesse ucciso un classico <em>Disney</em>, i fatti sono questi: una delle automobili di <em>Google</em> che vanno in giro a rubare immagini ha investito un cerbiatto. Le immagini, fatte prontamente sparire dal servizio di mappatura, sono state scovate e pubblicate dal sito Web del <em>Times</em> e i blog di tutto il mondo si sono scatenati.</p>
<p>Non male per un motore di ricerca così attento alla tutela dell’ambiente.</p>
<p>Caro <em>Google</em>, hai voluto la bicicletta?</p>
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		<title>Gay e transessuali: i nuovi trend della tv</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 23:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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Quando una si ammala la cosa peggiore che le può capitare è guardare la televisione.
Non intendo film o serial ma programmi di intrattenimento.
Dopo aver dribblato le confessioni di bisessualità di Siria del Grande Fratello, tanto per restare in tema mi ritrovo Luxuria a Pomeriggio 5.
Dato che l’omosessualità in sé non fa più notizia ed è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/01/renault-twingo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-968" title="renault-twingo" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2009/01/renault-twingo.jpg" alt="" width="150" height="100" /></a></p>
<p>Quando una si ammala la cosa peggiore che le può capitare è guardare la televisione.<br />
Non intendo film o serial ma programmi di intrattenimento.<br />
Dopo aver dribblato le confessioni di bisessualità di Siria del <em>Grande Fratello</em>, tanto per restare in tema mi ritrovo Luxuria a <em>Pomeriggio 5</em>.<br />
Dato che l’omosessualità in sé non fa più notizia ed è stata sdoganata perfino dalla fiction di <em>RaiUno</em> (<em>Tutti pazzi per amore</em>), è il caso di collegarsi con Alessandra Mussolini: insomma ci vuole la lite.<span id="more-967"></span></p>
<p>Si mettono a parlare di una <a href="http://it.youtube.com/watch?v=XKPUdKLT-kQ" target="_blank">pubblicità</a> che personalmente ho trovato geniale: quella della <em>Renault Twingo</em>.<br />
C’è un ragazzo in auto con degli amici, passa davanti ad un locale dove ci sono in fila dei travestiti, tra i quali uno con una gran parrucca che lo guarda con molto imbarazzo. L’auto si ferma e il ragazzo dice: “Papà…”. Attimo di silenzio e panico. Poi ancora: “Hey papà, ci fai mettere in lista?”. Claim finale: <em>Twingo</em>, vivi il tuo tempo.</p>
<p>Davvero una trovata fantasiosa, almeno finchè non la censurano.<br />
Come da copione Luxuria ne è stato entusiasta mentre la Mussolini si è inalberata: &#8220;Che messaggio diamo!? Ma dove siamo arrivati!? Che imbarazzo, dover spiegare alle mie figliole perché quel signore aveva il parruccone!&#8221;.<br />
Insomma pubblicità colpevole e fonte di disagio.<br />
Invece sentire la madre che urla in televisione “Meglio fascisti che froci” deve essere motivo di grande orgoglio per 2 ragazzine.</p>
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		<title>Web: vota chi licenziare</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 23:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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In Belgio il direttore di un’agenzia pubblicitaria, a causa della crisi economica, si trova a dover licenziare uno degli 8 creativi e ha indetto una votazione su Internet per scegliere lo sfortunato che dovrà liberare la scrivania a fine gennaio.
L’agenzia in questione si chiama So Nice e per l’occasione ha creato una pagina Web dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/12/licenziamento.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-784" title="licenziamento" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/12/licenziamento.jpg" alt="" width="150" height="88" /></a></p>
<p>In Belgio il direttore di un’agenzia pubblicitaria, a causa della crisi economica, si trova a dover licenziare uno degli 8 creativi e ha indetto una votazione su Internet per scegliere lo sfortunato che dovrà liberare la scrivania a fine gennaio.<span id="more-783"></span></p>
<p>L’agenzia in questione si chiama <a href="http://www.sonice.be/" target="_blank">So Nice </a>e per l’occasione ha creato una <a href="http://www.youchoosewefire.be/" target="_blank">pagina Web </a>dal titolo <em>You choose, we fire!</em> (=tu scegli, noi licenziamo!).<br />
Gli 8 candidati, Alex, Jérôme, Jean-Seb, Hélène, Patrick, Sébastian, Nico e Martin, tutti ottimi impiegati come dichiara l’agenzia stessa, appaiono in mezzobusto e con espressioni piuttosto abbattute. Ognuno di loro ha un profilo lavorativo con tanto di punti di forza e debolezza e l’opzione “Virez-le!” per esprimersi a favore del suo licenziamento in puro stile <em>Grande fratello</em> o <em>Isola dei famosi</em>.<br />
“Votate me”, scrive uno dei creativi, “Perché non posso più lavorare per una società che licenzia così i suoi dipendenti”. Un altro invita invece a dare il voto al collega, “Perché riuscirà sicuramente a trovare un altro impiego”.</p>
<p>Nuove frontiere 2.0 per il licenziamento o semplice trovata di marketing virale?<br />
Io da utente Web di certo non potrei andare su questo sito e cliccare su un povero sconosciuto votando per farlo licenziare in un’iniziativa cinica ma di sicuro effetto mediatico.<br />
E se alla fine la pubblicità derivante da questa trovata sanasse i conti dell’agenzia e il licenziamento non fosse più necessario?<br />
Sarebbe la dimostrazione che è possibile uscire dalla crisi in modo creativo.</p>
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		<title>FaceBook-Twitter e gli affari degli altri</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 08:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Qualche tempo fa avevo letto sul New York Times un articolo che parlava dei meccanismi psicologici e sociologici che stanno alla base del successo planetario dei Social Network.
Dato che il mio neurone reagisce a scoppio ritardato, e dato che, lo ammetto, non sono una grande frequentatrice di SN, soltanto oggi mi sono venute in mente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/11/socialnetwork.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-597" title="socialnetwork" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/11/socialnetwork.jpg" alt="" width="150" height="128" /></a></p>
<p>Qualche tempo fa avevo letto sul <em>New York Times</em> un articolo che parlava dei meccanismi psicologici e sociologici che stanno alla base del successo planetario dei Social Network.<br />
Dato che il mio neurone reagisce a scoppio ritardato, e dato che, lo ammetto, non sono una grande frequentatrice di SN, soltanto oggi mi sono venute in mente alcune considerazioni.</p>
<p>Che cosa spinge milioni di persone a condividere la propria giornata, minuto per minuto, con altri milioni di persone?<span id="more-596"></span></p>
<p>Gli scienziati usano un termine che suona come “consapevolezza ambientale”, che non è altro che la consapevolezza riguardo al ritmo di vita degli altri che fino all’invenzione dei Social Network ci era sconosciuto.</p>
<p>Forse sono le stesse ragioni che ci hanno tenuti incollati allo schermo durante la prima edizione del Grande Fratello: possiamo sapere dov’è una persona, cosa sta facendo, ma non solo. Possiamo sapere come si sente, cosa sta pensando, quali siti sta visitando. Tutte informazioni insignificanti ma che ci rendono veramente partecipi della vita di qualcuno, in un modo mai sperimentato prima, quasi come se potessimo vivere la vita altrui.</p>
<p>Sì perché farsi gli affari degli altri è elettrizzante.<br />
Sui Social Network possiamo sapere in tempo reale chi ha comprato quale CD (in realtà l’ha scaricato da eMule), chi sta andando al cinema a vedere quale film (cioè chi si trasferisce sul divano per guardare un DVX), chi sta leggendo quale libro (le librerie si svuotano progressivamente ma su FaceBook c’è sempre gente colta che legge più di un libro per volta), chi ha appena pubblicato nuove foto su Flickr (che in linea di massima lo ritraggono sbronzo con un paio di mutande in testa), chi sta cucinando (cioè si sta facendo un panino), chi va a fare la spesa (cioè va a saccheggiare la dispensa dei genitori) e infine chi chiude tutto per raggiungere la fidanzata (cioè si fa un giro su YouPorn e vuole un po’ di privacy).</p>
<p>Poi la sera, quando ci si ritrova, si può restare in un religioso silenzio perché tanto ciò che abbiamo fatto durante la giornata lo sa già tutto il mondo con dovizia di particolari.</p>
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		<title>eBay: venduto pc con dati di un milione di clienti bancari</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 09:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
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eBay, il portale di aste online, già nell’occhio del ciclone per le recenti truffe, sta diventando popolare anche per i “regali” inaspettati che vengono recapitati agli utenti.
Tutto è cominciato qualche anno fa, quando un ragazzo americano che aveva acquistato un lettore mp3 si è visto recapitare un’arma.
Lo scorso anno un altro ragazzo, inglese, ha comprato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/08/ebay.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-249" title="ebay" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/08/ebay.jpg" alt="" width="150" height="103" /></a></p>
<p>eBay, il portale di aste online, già nell’occhio del ciclone per le recenti truffe, sta diventando popolare anche per i “regali” inaspettati che vengono recapitati agli utenti.</p>
<p>Tutto è cominciato qualche anno fa, quando un ragazzo americano che aveva acquistato un lettore mp3 si è visto recapitare un’arma.<br />
Lo scorso anno un altro ragazzo, inglese, ha comprato su eBay una PlayStation 2, pagandola l’equivalente di circa 140 €. Avrebbe dovuto ricevere la consolle con 2 giochi regalo ma, anziché i 2 giochi, ha trovato un pacco contenente 65.000 €.<br />
Da dove proveniva il denaro? Da una rapina?<br />
Internet diventa complice del terrorismo postmoderno?<span id="more-248"></span></p>
<p>Ieri un dipendente di una società britannica ha venduto su eBay per 35 sterline un pc che contiene i dati personali e riservati di oltre un milione di persone, compresi numeri di conto corrente, firme, numeri di telefono cellulare, indirizzi di posta elettronica e nomi di battesimo della madre del titolare. Tutti i dettagli necessari, insomma, per rubare l&#8217;identita&#8217; e svuotare i conti bancari di molti correntisti inconsapevoli.<br />
La Mail source, societa&#8217; del gruppo Graphic Data a cui apparteneva il computer (RBS), ha aperto un&#8217;indagine sostenendo che si tratta di un &#8221;incidente isolato&#8221; e che l&#8217;impiegato intendeva vendere solo il computer e non i dati in esso contenuti.</p>
<p>Ancora Grande Fratello dunque, questa volta nei panni di un manager di Oxford un po’ distratto e smemorato.<br />
Ma nel mirino dei mezzi di comunicazione finisce eBay, che in realtà è solo l’intermediario della stupidità del manager.</p>
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		<title>Il grande fratello è in ascolto</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 07:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[criptofonino]]></category>
		<category><![CDATA[grande fratello]]></category>
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		<category><![CDATA[parlamentari]]></category>
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		<description><![CDATA[
Prima di tutto: niente nomi.
Usare verbi solo se indispensabili, indicano azioni ed è molto meglio dare l’idea di essere persone che non fanno nulla.
Consentiti aggettivi e avverbi, possibilmente vaghi.
Metafore e perifrasi a go go… meglio prendere ogni cosa alla larga e naturalmente ricordarsi sempre di rispondere al cellulare quando si è in una stanza affollata.
Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/08/in-ascolto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-110" title="in-ascolto" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/08/in-ascolto.jpg" alt="" width="150" height="118" /></a></p>
<p>Prima di tutto: niente nomi.<br />
Usare verbi solo se indispensabili, indicano azioni ed è molto meglio dare l’idea di essere persone che non fanno nulla.<br />
Consentiti aggettivi e avverbi, possibilmente vaghi.<br />
Metafore e perifrasi a go go… meglio prendere ogni cosa alla larga e naturalmente ricordarsi sempre di rispondere al cellulare quando si è in una stanza affollata.<br />
Sono queste le nuove tendenze in fatto di comunicazione telefonica.<br />
Sì perché noi italiani abbiamo tutti la convinzione di contare qualcosa, e quindi di essere intercettati.</p>
<p>D’altronde i dati parlano chiaro: secondo l’istituto di ricerca Max Planck, l’Italia detiene il primato in Europa per numero di intercettazioni, che sarebbero 72 ogni 100.000 abitanti, con un traffico talmente intenso che la Tim ha segnalato il tutto esaurito alle procure, dichiarando di aver raggiunto la soglia massima delle 5.000 linee intercettate.<br />
Le istituzioni del nostro Stato origliano furiosamente, sono curiose e impiccione oltre misura, soprattutto nei confronti del Presidente del Consiglio, che peraltro deve aver ben poco da nascondere se arriva a scambiarsi lettere di litigio e riappacificazione coniugale sulle pagine dei giornali.<span id="more-109"></span></p>
<p>L’aspetto più paradossale è che spesso il segnale registrato risulta completamente o parzialmente incomprensibile ma ne viene effettuata comunque una trascrizione, pur col rischio di percepire un discorso completamente diverso rispetto a quello che è stato emesso.<br />
Mentre per il confronto delle impronte digitali o per l’esame del dna è stato stabilito che, sotto una certa soglia, gli esami non possono essere ritenuti attendibili, per le intercettazioni non è stato fissato alcun limite di attendibilità.</p>
<p>Insomma, non è detto che ciò che diciamo sia più pericoloso di ciò che viene trascritto.<br />
L’unico modo di stare tranquilli è procurarci un criptofonino, il cellulare che converte la voce con un algoritmo matematico che può essere decifrato solo da un altro cellulare criptato.<br />
E indovinate quale associazione ne ha recentemente ordinata una fornitura?<br />
Naturalmente quella dei parlamentari.</p>
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		<title>Web 2.0: un’insidia per la Privacy</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 20:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela Ferrara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[garante]]></category>
		<category><![CDATA[grande fratello]]></category>
		<category><![CDATA[intercettazioni]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
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Un emendamento alla Manovra del governo ha appena sancito che dal 2010 tutti noi avremo le impronte digitali sulla carta di identità.
Il Grande Fratello di Orwell è sempre più attuale e la sua smania di controllo viene soddisfatta ogni giorno dalle sempre nuove tecnologie elettronico-informatiche che mettono a dura prova la privacy della nostra vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/08/web-privacy.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-41" title="web-privacy" src="http://www.pamelaferrara.com/wp-content/uploads/2008/08/web-privacy.jpg" alt="" width="150" height="122" /></a></p>
<p>Un emendamento alla Manovra del governo ha appena sancito che dal 2010 tutti noi avremo le impronte digitali sulla carta di identità.<br />
Il Grande Fratello di Orwell è sempre più attuale e la sua smania di controllo viene soddisfatta ogni giorno dalle sempre nuove tecnologie elettronico-informatiche che mettono a dura prova la privacy della nostra vita quotidiana: satelliti spia, software anti-privacy, intercettazioni telefoniche e così via, in un crescendo di effetti speciali e indiscrezione.<br />
Ma che fosse tutta colpa del Web 2.0 non ci avevamo ancora pensato.</p>
<p>La Relazione annuale al Parlamento fatta ieri del Garante della Privacy ci mette in guardia:  &#8220;Assistiamo con vigile attenzione al diffondersi di Youtube e dei nuovi Social Networks, come Myspace e Facebook, che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla Rete&#8221;.<span id="more-40"></span></p>
<p>Di sicuro sulla Rete stanno circolando a gran velocità queste dichiarazioni del Garante, che ha annoverato tra le insidie più temibili il diffondersi della cosiddetta &#8220;pubblicità comportamentale&#8221;, che analizza il modo in cui ci muoviamo in Internet per inviarci pubblicità mirata sulla base dei nostri gusti e interessi; o il geomarketing che, sfruttando il controllo satellitare, è in grado di seguire i nostri spostamenti e di offrirci in ogni località i prodotti e i servizi che preferiamo, il tutto mentre “permane una diffusa indifferenza per la protezione dei dati in settori delicatissimi quali credito, sanità, amministrazione finanziaria, strutture di servizio&#8221;.</p>
<p>Il Garante conclude dicendo che i giovani fruiscono Internet in modo troppo disinvolto e inconsapevole e questo comportamento rende necessario fornire al più presto indicazioni chiare che consentano un utilizzo più attento e informato del Web 2.0.</p>
<p>Tralasciando che i giovani cresciuti a pane e Internet non sono certo così sprovveduti, attendiamo con interesse le proposte del Garante per aumentare la consapevolezza dei navigatori.</p>
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