Terremoto Emilia: io c’ero

Io c’ero. La mattina del 20 maggio 2012, e quella del 29.
C’ero quando in Emilia la terra tremava, quando negli occhi della gente regnava la paura, quando scappare fuori di casa ogni mezz’ora era quasi un’abitudine.
C’ero quando noi emiliani ci sentivamo impotenti, ma uniti. Quando la catena della solidarietà è stata più forte di qualunque terremoto: almeno un 8.0 sulla scala Richter 🙂

Oggi, a distanza di un anno, nella mia mente un’immagine indelebile: quel cartello con scritto “Non agibile” attaccato al portone di casa mia, trovato al ritorno da una giornata di lavoro. Oggetti per terra, crepe sui muri, calcinacci. La vicina che abbraccia i vigili del fuoco. Due magliette e un paio di jeans buttati in una borsa prima di correre fuori.

In quei giorni ho ricevuto decine e decine di messaggi di incoraggiamento e affetto. In tanti mi avete offerto ospitalità, e la mia risposta è sempre stata la stessa: preferisco restare qui, con i miei cari.
In famiglia sono l’unica emiliana: ho padre, madre e fratello piemontesi. Ho viaggiato per lavoro e mi sono trasferita diverse volte, non ho mai pensato di appartenere ad un posto specifico, mi sono sempre sentita cittadina del mondo.
Nei giorni del sisma, però, guardandomi attorno, sono stata fiera di appartenere a questa terra eccezionale, mi sono riconosciuta nella sua combattività, nella sua energia, nel suo sorriso.
E’ incredibile come tante persone trascorrano la vita nella paura di non essere all’altezza, poi arriva un terremoto e ognuno, nel suo piccolo, inizia a fare miracoli, come testimonia questo video straordinario.

Ma di quei giorni ricordo anche le risate, l’allegria, la voglia di ricominciare.

Ricordo il mio amico Manu che mi aiuta a riempire i cartoni per traslocare, ovviamente con la porta spalancata che non si sa mai crolli qualcosa. Ricordo il dirimpettaio e la sua compagna che ne approfittano per entrare e farsi un giro turistico dell’appartamento a constatare i danni, dopodiché la tipa emette la sua sentenza: “Questa casa però è più bella della nostra, ha le finestre più grandi”.

Ricordo quanto ho riso quando ho saputo che mio fratello, cresciuto a pane e volpe, durante la scossa si è ritrovato dritto in fronte una chitarra che aveva collocato su una mensola sopra il letto (nessun danno alla testa, non pervenute le condizioni della chitarra).

E poi ricordo le tante cazzate, quelle di chi non era lì, quelle dei giornalisti e dei politici, come il buon Napolitano, che se ne è uscito con la frase: “È tristissimo che nel sisma in Emilia Romagna siano morti soprattutto operai”. Come se i morti per il terremoto non fossero una tragedia e basta, indipendentemente dal lavoro che svolgono.

Ricordo lo squallido tentativo di Groupalia di fare marketing sfruttando la vicenda: “Paura del terremoto? molliamo tutto e scappiamo a Santo Domingo!”. Il responsabile è stato licenziato e, a quel punto, il suggerimento era d’obbligo: “Sei social Media Strategist di Groupalia e hai appena perso il lavoro? Su JobRapido ci sono centinaia di offerte”.

A proposito di insulti, in quei giorni ho imparato che nulla, come un terremoto, è in grado di stimolare le capacità linguistiche: in un nanosecondo ti produci in una sequenza infinita di improperi che non sapevi nemmeno di conoscere 🙂

Ma soprattutto ho imparato che ciò che siamo non ha a che fare con 4 mura e un tetto. Ciò che siamo lo leggiamo ogni giorno negli occhi di chi ci aiuta e ci sostiene circondandoci di affetto.

Grazie alla Protezione Civile, alle Forze dell’Ordine e a tutti voi che non ci avete mai fatto sentire soli ♥

 

Sul terremoto in Emilia leggi anche: “2012, il mio backup”

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18 commenti su “Terremoto Emilia: io c’ero

  1. non era facile strappare un sorriso su una storia così ma ci sei riuscita, brava come sempre!

  2. sì solidarietà tranne che dallo stato almeno grillo ha donato un pò di soldi a mirandola gli altri politici cosa hanno fatto??????????

  3. se aspettavamo lo stato eravamo ancora tutti sotto le tende come fanno quelli dell’aquila che aspettano ancora……. auguri eh?????

  4. pochi minuti al momento in cui ho perso la casa e tutto quello che avevo a pensarci ho ancora i brividi e le lacrime

  5. Erano le 9 del mattino ma in pochi minuti tanti di noi sono invecchiati di anni. Impossibile dimenticare
    29/05/2012

  6. è passato un anno…… abbiamo tenuto botta…… abbiamo ricostruito. la paura non è scomparsa, l’unico che è stato davvero bravo a scomparire è lo stato

  7. anche io c’ero. la vita è cambiata e forse è cambiato anche l’attaccamento alla vita….. succede quando in un attimo non sai se un minuto dopo ci sarai ancora. continuo a pregare per le vittime

  8. Oggi abbiamo fischiato Letta e io ero uno di quelli che fischiava più forte……..Politici fate schifo siete inesistenti vi fate vivi solo quando c’è da riscuotere le tasse ma cosa le pago a fare le tasse se quando ho bisogno dello stato sparisce?

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