Come uccidere il Made in Italy

Il foreign branding (= marchiatura straniera) è una tecnica di marketing che consiste nell’assegnare a un prodotto un nome che nell’immaginario delle persone richiami l’idea di una qualità superiore: come i gelati Häagen-Dazs, di produzione americana ma che evocano la Scandinavia.

Il problema per noi italiani è che questo fenomeno è un vero e proprio killer del Made in Italy e all’estero molti prodotti vengono chiamati con nomi italiani pur non avendo nulla di italiano.

Negli Stati Uniti tre prodotti su quattro vengono spacciati per italiani, ma non sono altro che imitazioni di basso livello; in Francia, Germania e Olanda più della metà dei prodotti con nomi italiani non è affatto prodotto nel nostro Paese.

Durante un soggiorno a Edimburgo ricordo di aver cercato del Parmigiano per mitigare il sapore degli spaghetti scotti col catchup, e in un supermercato ho trovato una confezione di “GRANO PADARO”, scritto proprio così.

Ancora più divertente invece un episodio capitato ad un mio amico quando al mare, acquistando un paio di infradito in un negozio di cinesi, ha scoperto sulla suola l’etichetta “PLODOTTO IMPOLTATO”.

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15 commenti su “Come uccidere il Made in Italy

  1. C’è poco da ridere. Negli Stati Uniti, dove tre prodotti su quattro vengono spacciati per italiani, i nostri produttori perdono oltre 4 miliardi di euro.

  2. Si.. ricordo con tristezza le visite ai supermercati USA nel reparto food.
    Prodotti “italiani” mai sentiti.. come gli spaghetti della “buongiorno”.. ma la cosa che non dimentichero’ mai e’ quando ho comprato della Brown Sauce per la colazione.. e non sapeva di nulla.
    Ho letto l’etichetta ed era un “colorante per arrosto” “cosi’ da dare alla vostra carne un aspetto piu’ sano ed appetitoso”. PUAH
    Getterei nelal fornace questo nostro paese ma sul cibo non c’e’ storia.. 🙂

  3. E cosa fai Bruno? L’unica e’ il marketing.. non c’e’ modo di vietare l’uso dell’italiano.. ma poi. Anche il cous cous che compro al supermercato e fatto in puglia ha un nome arabeggiante.. 🙂

  4. Io comunque ridevo solo per il plodotto impoltato, e non ho ancora finito 😀

  5. Quoto Lycaone, non si può evitare. Questo è un danno che non sono tanto gli americani a fare agli italiani ma che i cinesi fanno a tutto il mondo

  6. in realtà a meno che non si tratti di falsificazione di marchio (quello che fanno i cinesi, appunto) non credo ci sia nemmeno reato. insomma se io apro un negozio di fiori e invece che “fiori” lo chiamo “flowers” non significa necessariamente che i miei fiori debbano provenire da chissà dove, possono essere coltivati in italia ma a me piace che il mio negozio si chiami come mi pare, no?

  7. Tempo fa avevo ospitato a casa dei cinesi, vestivano, a loro dire Italiano. Avevano tutto firmato, e pagato caro. Firma chiaramente italiana ma del tutto made in china che io non avevo mai sentito prima. E ci sono rimasti male, erano certi che arrivati qui avremmo avuto tutti quella marca addosso.
    Un furbo manager cinese ha preso la prima parola italiana ed ha creato un firma.. 🙂

  8. ah ah ah ci ho sempre pensato quando vedevo gente che indossava magliette con su un ideogramma senza aver la più pallida idea di cosa significhi e magari vuol dire “scemo”. chissà che bello se in cina vanno in giro con delle magliette con su scritte delle parolacce in italiano e si sentono trendy 🙂

  9. @ rainyday

    una maglietta non è un problema… Sono stato fidanzato con una ragazza giapponese anni fa… e ancora rido pensando alle traduzioni che mi faceva degli ideogrammi che la gente si era tautata addosso…. “Fr0cio”, “Tr0ia” et similari erano i più gettonati…
    🙂

  10. @ Pam
    .
    mi deludi…. ma perchè mai hai cercato di mangiar spaghetti ad Edimburgo??
    Viaggio parecchio e da sempre mi impongo di mangiare “locale”: innanzittutto è il modo migliore per “capire” un popolo eppoi so ferpettamente che fuori dagli italici confini pasta & caffè sono ben diversi dai nostri…
    è come se uno sFizzero in vacanza a Ferrara cercasse di mangiarsi una fondue al formaggio eppoi si lamentasse per quanto sia pessima ed immangiabile…
    🙂

  11. Ospitalità scozzese. Per farti sentire a casa cercano di cucinarti i tuoi piatti tipici… sono così gentili che non puoi dire di no 🙂

  12. … allora sei scusata…
    🙂
    anche a me è successo una volta: “heute abend wird italienisch gegessen!” mi dissero… un brivido freddo mi percorse tutta la schiena… misero a cuocer gli spaghetti, prepararono la pasta della pizza, ci misero prima il formaggio poi pomodori e decorarono il tutto con wuster vari… scolarono gli spaghetti li misero sopra la pizza e misero tutto in forno… guarnito anche da quelle parti con abbondanti dosi di ketchup…
    Allucinante!!!!!!
    Ti assicuro che anche il tuo “GRANO PADARO” avrebbe solo peggiorato la situazione…
    🙂
    🙂

  13. Interessante argomento…
    Mi presento: mi chiamo Simone e sono il grafico di un novo brand di t-shirt Made in Italy. Proprio per questo, cara Pamela, mi sono fermato a leggere il tuo post. Direi che la tendenza è pressoché quella di prenderci tutti per i fondelli con il dovuto spreco di immaginazione che serve per coniare parole come “Grano Padaro”. Il problema del Made in Italy è grande anche in Italia visto e considerato il progressivo aumento di industrie manifatturiere cinesi. Cito dal sito del comune di Prato: ..”L’imprenditoria cinese nell’area pratese è composta soprattutto da ditte individuali (analogamente a quanto si verifica tra le imprese italiane) che costituiscono oltre l’87% del totale. ” Spaventoso. Il problema è che anche loro producono artigianato Made In Italy… essendo in Italia! Personalmente cambierei “Made in Italy” con “Made In Italy by Italians”, il tutto A SCANSO DI EQUIVOCI!

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